Non ho rinunciato ad un contratto a tempo indeterminato. Ma giro il mondo lo stesso.

Voglio fare la voce fuori dal coro.
Mentre su internet dilagano articoli di blog e giornali sulle vite – bellissime – di chi ha rinunciato ad un lavoro fisso per girare il mondo, io voglio raccontarvi di chi a quel lavoro non ha rinunciato.
Come ho fatto io.

Intendiamoci, non voglio dire di essere migliore (o peggiore) di chi ha fatto una scelta diversa, così come credo non vogliano dirlo loro. Ammetto anche che un po’ – ok, un po’ tanto – invidio e ammiro quelle persone che fanno la vita che io sogno. O meglio, il lavoro che sogno. In fondo, a quasi 30 anni, mica si deve smettere di pensare “da grande voglio fare…”. Io ancora lo penso (e lo dico) che da grande voglio fare la freelance.
Per ora però, un po’ per scelta un po’ per obbligo, ho preso un’altra strada: ho scelto di non rinunciare ad un contratto a tempo indeterminato.
Dal mio ufficio ogni giorno vedo altri travel blogger o freelance pubblicare foto da spiagge bianche, montagne altissime, paesi sperduti, città incantate. Li guardo, leggo, seguo, mi guardo intorno e sento la stretta allo stomaco per quella voglia di evasione che vorrebbe spingermi ad alzarmi e volare via verso il paese più lontano. Subito, lì sul momento, via, prendere e partire.
Cosa pensate, che il non aver rinunciato ad un contratto a tempo indeterminato significa essere felici di trovarsi dentro quattro mura 8/10 ore al giorno? No, ovviamente.
Significa aver fatto una scelta diversa. Una scelta che non impedisce lo stesso di girare il mondo. Ho colleghi che hanno messo piede su tutti e 7 i continenti.

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Non rinunciare ad un contratto fisso non significa non viaggiare, significa farlo in modo diverso. E, volete saperlo? È bello lo stesso. Bello perché il viaggio non è mai una noia, una rottura, uno stress, un dovere.
È una speranza, un piacere, un pensiero a cui attaccarsi quando le cose non vanno, è sognare ad occhi aperti mentre si guarda fuori dalla finestra. È sorridere a fine mese quando con la busta paga in mano pensi a dove potresti andare, è evasione dall’abitudine. Ci vuole, in fondo, quella cosa che non è mai abitudine e anche viaggiare, se fatto sempre, può diventarlo.
Credete che girare il mondo tutto il tempo sia una vita bella e felice? Non lasciatevi ingannare da sorrisi e paesaggi, è una vita fatta di rinunce, sacrifici, notti insonni… e nemmeno troppo sicura nel mondo d’oggi.

Ripeto, non voglio dire che la scelta che ho fatto sia migliore. È semplicemente diverso.
Voglio dire, però, che non dovete rinunciare ai vostri sogni e credere che l’unico modo per realizzarli sia quello stile di vita che vi raccontano sui giornali. Non è così. Voi siete padroni del vostro tempo e voi scegliete come spenderlo.
Il venerdì sera chiudete l’ufficio, lo studio, il negozio, prendete la valigia e partite.
Uscite la sera e andate a cena nel paese più vicino. Anche questo è un viaggio, scoprire il proprio territorio è una cosa bellissima.
I miei viaggi sono fatti di ore, weekend, giorni di ferie incastrati, Ponti e giorni liberi, ore rubate all’abitudine e alla pigrizia.
Questo fa di me una viaggiatrice meno importante o meno “viaggiatrice”? Non credo, e nessuno ha il diritto di farmi/farti credere diversamente. Farti sentire da meno.

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Mi piacerebbe poter viaggiare di più, questo non lo nego.
Mi piacerebbe anche avere i soldi di un pascià e il fisico di Scarlett Johansson, ma non è così. Quindi? Rinuncio a tutti i miei sogni? Non ci penso proprio! Continuo a tenere la valigia mai disfatta, a correre via dall’ufficio il venerdì e andare chissà dove per tornare la domenica, barcamenarmi con le ferie, contare i giorni di viaggio e sfruttarli al meglio.
Al di fuori di quelle quattro mura c’è un mondo che aspetta. Ed è sempre lì, non scappa dopo le 18 o dal venerdì pomeriggio alla domenica sera. Neanche durante le ferie di Agosto.
Certo, magari impegneremo un po’ più di tempo a vederlo, ma chi ci corre dietro?
Come continuano a ripetervi su quegli articoli e quelle interviste le persone che hanno fatto del viaggio il proprio lavoro, non rinunciate ai vostri sogni.
Se ci tenete davvero, niente e nessuno potrà fermarvi. Nemmeno un contratto, nemmeno quelle solite, vecchie, abitudinarie mura che vi ritrovate intorno ogni giorno.
Velle est posse, dicevano i romani. Volere è potere.
Ora scegliete: volete sognare sulle vite degli altri o credere che sia possibile realizzare i sogni nella vostra, di vita?

23 comments

    1. Grazie Sara! Mi ha un sacco piacere, ci vuole anche chi parla alle “voci fuori dal coro” 😉

  1. Parole sante! Ho in bozze un articolo molto simile, unica differenza (nemmeno tanto piccola) è che io sto ancora studiando e quindi parlo più di quello che di un contratto di lavoro.
    Sono completamente d’accordo con te, quando leggo certi articoli su persone che mollano tutto e partono, provo da una parte ammirazione e curiosità, dall’altra però penso che la mia vita è diversa e come mi sono data delle priorità in passato, probabilmente me le darò in futuro, quando lavorerò. Adoro viaggiare, vedere e scoprire luoghi nuovi e non credo sarà un contratto di lavoro a fermarmi, è tutta una questione di scelte e organizzazione. No?
    Ottimo post, un bacione 🙂

    1. Esatto Martina, è tutta una questione di scelte e organizzazione, hai detto bene!
      Chi li ferma i viaggiatori 😉
      Grazie!!

  2. ADORO questo post, hai fatto benissimo a pubblicarlo!

    È un post che dà speranza, e contemporaneamente è molto realistico: tu viaggi tantissimo e non hai dovuto licenziarti per farlo. È una voce fuori dal coro, è vero, ma come le storie di chi ha lasciato tutto per viaggiare danno speranza a chi vuole farlo, questo post dà speranza a chi non puo’ o non vuole lasciare il lavoro. Io faccio un lavoro che non mi piace, sono onesta, e quasi ogni giorno penso che dovrei licenziarmi; lo sai qual è uno dei miei primi pensieri difronte a questa eventialità? “Se non lavoro dove li prenderó i soldi per viaggiare?”. Perchè hai ragione te: è impagabile il momento in cui arriva la busta paga e dà un senso a tutte quelle ore passate a lavorare, perchè si ha già proiettato in testa il prossimo viaggio.
    Certo, anche io vorrei fare la freelance, è chiaro, essere pagata per scrivere, e poterlo fare da ogni angolo di mondo, ma questa ormai sembra diventata la condizione necessaria per essere definiti viaggiatori (E blogger!).

    “Chi si è licenziato viaggia, chi lavora va in ferie”: mi sembra questo il messaggio che si vuole far passare, e io non ci sto. Mi licenzieró se e quando potró permetterlo e sarei felicissima se potessi trascorrere la mia vita in viaggio, ma fino ad allora continueró a lavorare ed aspettare con ansia la prossima esplorazione. È soprattutto, non mi sentiró meno viaggiatrice di altri!

    Scusa il poema, Lucia, ma avevo bisogno di un post come questo!

    Un bacio

    Elisa

    1. Esatto Elisa, condividiamo lo stesso pensiero!
      (anche a me non piacere il lavoro che faccio, ma comunque ringrazio ogni giorno per la fortuna di averlo). Hai detto una cosa bellissima e mi hai fatto davvero felice dicendo che questo post mette speranza, è proprio quello che volevo!
      Non devi scusarti, è stato davvero un piacere leggere il tuo commento!

  3. Un punto di vista originale, mi piace. Concordo con te sul non rinunciare al sogno, la tenacia è tutto! Penso che il vero viaggiatore sia, non solo chi viaggia di continuo ma chi considera il viaggio OSSIGENO ! Per lo meno per me è questo .. ossigeno.

    1. Sono d’accordo, il viaggiatore è chi fa del viaggio la sua meta, non importa se a 10 km da casa o a 10.000… la scoperta c’è anche dietro l’angolo!

  4. Un post che mi ha davvero rincuorata. Ogni giorno mi sembra di “buttar via” il mio tempo se penso a quanto esiste nel mondo e a quanto poco ne ho visto… ma poi anch’io scappo ogni weekend, anche solo nella mia città per riscoprirne angoli nascosti, aspettando i momenti giusti per altri viaggi. Ma non smetterò mai di sognare. Grazie, Lucia! 🙂

    1. Grazie a te Chiara!
      É bello trovare tante persone che la pensano come me e che si sentono un po’ “liberate” scoprendo che c’è chi va controcorrente, proprio come facciamo noi.
      Poi a chi non piacerebbe vivere viaggiando? Ma insomma… si fa quel che si può!

    1. Grazie Daniela!!
      Anche io mi sento “meno sola” dopo aver letto tutti questi commenti! Mitici!

  5. Lucia un altro post splendido che condivido pienamente, come quello “confessioni di una blogger”.
    Io la penso come te, e anzi aggiungo che personalmente l’avere un lavoro a tempo indeterminato da gestire mi da quella sicurezza e tranquillità in più che mi permette di viaggiare.
    Vero, sarebbe bellissimo lavorare come freelance, ma qua in Italia purtroppo ci sono grosse difficoltà, che con un lavoro a tempo indeterminato vengono un po’ mitigate.
    Ed è grazie a questa tranquillità che io il venerdì posso uscire dall’ufficio e non pensare più al lavoro fino al lunedì, godendomi il weekend pienamente, con la testa libera ed il cuore leggero.
    Un abbraccio!

    1. Credo che ogni cosa abbia il lato positivo e negativo. Il problema è che qui si tende troppo a sminuire chi fa una cosa diversa o ha preso scelte diverse… quando invece basterebbe pensare al lato positivo della propria situazione!

  6. Io che, come te ho fatto la stessa scelta. Quanto mi è piaciuto questo post…

    Viaggiare per una persona che ha scelto di dire SI a un contratto è bello lo stesso, hai ragione.
    Lo fai in modo diverso, ma l’importante è COME lo fai: il mio lavoro non mi costringe a essere una vacanziera ma a continuare a essere viaggiatrice 🙂

    Un saluto

  7. Bellissimo Lucia <3
    Assolutamente tutto ciò non ti rende meno viaggiatrice ma al massimo "saggia".

    Io sono della terza categoria: non quelli che hanno rinunciato al contratto indeterminato, non quelli che lo hanno accettato ma tra quelli a cui non viene proposto un ca**o di nulla per cui valga la pena pensare che rimanere sia meglio che andare..
    A quelli della mia generazione non è rimasto altro da sperare se non una botta di fortuna o una vita da freelance perchè il lavoro per come ci viene impiattato fa veramente schifo, no gratificazione economica, no gratificazione sulla qualità del tuo lavoro.. siamo solo soggetti perfettamente intercambiabili utili solo al fine di far guadagnare il capo.

    Scusa lo sproloquio…. E si… SOGNARE SEMPRE E COMUNQUE

    1. Conosco bene quel problema perché mio fratello è nella stessa situazione, purtroppo.
      E sono d’accordissimo con te sulla situazione che c’è qui. A lavoro ho le stesse “aspettative”: zero gratificazione economica o di carriera.
      Però finchè mi permette di continuare a viaggiare ringrazio per quel che ho!
      E tu non smettere mai di sperare che le cose possano cambiare… e se pensi che la soluzione migliore sia andarsene, fallo!

  8. Ciao Lucia! Condivido ogni singola riga del post, anche a me viene una stretta al cuore quando scorro i vari e (troppi) social e vedo tante persone che continuano a viaggiare. Un po’ li invidio, e non nego che mi piacerebbe provare quella sensazione di libertà estrema, non parlo di freelance ma proprio del “mollo tutto e vado via”. Nel caso del “freelance” come giustamente sostieni tu, non sempre sono rose e fiori, sembra che lo siano ma poi effettivamente, anche se sembra difficile da concepire, c’è il rovescio della medaglia. Detto cio’ anche io spero che in futuro la passione si tramuti in qualcosa di più, nel frattempo mi godo il foglio paga di fine mese e mi barcameno tra ferie, ponti e “bilanci economici all’attivo” per poter concedermi quanti più viaggi possibili! :-D!

  9. Lucia,Un articolo del 2016 che e’ ancora molto attuale…

    Ho notato anche io,negli anni la tendenza a giudicare coloro che hanno scelto di mantenere un posto fisso e nei ritagli tempo,viaggiare,fare gite e scoprire i territori.

    Oramai nell’immaginario comune (ma non in tutte le persone,ovviamente) c’e’ proprio l’dea che un travel blogger o chi ha il desiderio di viaggiare deve per forza lasciare tutto e cambiare vita totalmente.

    Non e’ detto. e non e’ VERO.

    Sono scelte,come giustamente affermi tu.

    C’e’ chi non se la sente,chi non ha voglia di stare magari tutto l’anno in giro…

    Nessuno dovrebbe giudicarle queste scelte.

    1. Grazie Sergio!
      Resta molto attuale anche per me. Sono scelte, infatti, e questo non implica essere meno viaggiatori di altri. Anzi, così il viaggio resta un piacere e non diventa un lavoro!

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