Non riesco a trovare parole per descrivere quanto sia incredibile la Route 66 in Arizona. Colori straordinariamente vivi, cittadine che riportano indietro nel tempo – dall’Old West agli anni  ’70 – cieli infiniti su paesaggi che incantano. 

La Roue 66 in Arizona è, come tutto lo Stato, natura all’ennesima potenza: dalle distese multicolore del Painted Desert alle foreste intorno Flagstaff, dall’alba sul Grand Canyon ai paesaggi emozionanti lungo la strada.
L’Arizona ha diversi nickname che descrivono le sue caratteristiche. Quello “ufficiale” e con cui è più conosciuta è The Grand Canyon State, essendo lo Stato che ospita questa meraviglia del mondo, ma è conosciuta anche come The Copper State perché è lo Stato che produce più rame, un simbolo dell’Arizona al punto che il colore di questo metallo è stato dato alla stella sulla bandiera dello Stato. Altri due nickname curiosi con cui è conosciuta l’Arizona sono The Valentine State, dedicato al 14 febbraio, giorno in cui è stata ammessa a far parte degli Stati Uniti, e Italy of America, soprannome che paragona le scenografiche montagne dell’Arizona a quelle dell’Italia (per me sono molto diverse ma è un’opinione personale).

Un viaggio lungo la Route 66 in Arizona offre moltissimo ed è uno dei tratti più suggestivi di tutta la Mother Road. Tanta natura ma anche tanta storia e tante icone dell’era d’oro della Route 66: attraversare questo bellissimo tratto di strada offre l’opportunità di seguire le tracce dei primi pionieri e dei fuorilegge, vedere storiche rovine indiane, visitare città fantasma e andare a caccia di piccoli tesori in centinaia di stazioni commerciali storiche.

La Route 66 in Arizona: murale lungo la strada

Route 66 in Arizona: itinerario da Lupton a Kingman

La Route 66 in Arizona inizia da Lupton, conosciuta anche come Painted Cliffs (o Tesesi’ani’, Setting Rock e Tsedijooli, Round Rock, dai Navajo), un piccolissimo paesino proprio al confine tra New Mexico e Arizona. Vale la pena fare uno stop veloce qui per ammirare i negozi, le gas station all’ombra delle scogliere rosse d’arenaria e la gigantesca Tee-Pee Trading Post.
Superate le piccolissime città di Allentown, Houck, Sanders, Chambers (da qui potete fare una piccola deviazione per andare a vedere a Ganado l’Hubbel Trading Post, uno dei trading post operativi più antichi del Southwest) si arriva alla prima meraviglia (lungo la Mother Road) dell’Arizona: il Painted Desert & Petrified Forest National Park. A questo spettacolo della natura dedicherò un post a parte perché c’è davvero tanto da dire e da vedere. È uno dei parchi più incredibili degli Stati Uniti e la cosa più sorprendente è che in realtà questa distesa di rocce è la foresta più antica del mondo. 225 milioni di anni fa infatti qui il paesaggio era completamente diverso: una macchia di altissime conifere abitata da insetti, lucertole, rettili e giganteschi coccodrilli. Quel che ne resta è diventato di pietra e ha creato il paesaggio unico al mondo del parco nazionale, che si interseca con quello colorato e ancor più bello del Painted Desert, che deve il suo nome ai colori delle sue formazioni rocciose che variano dal rosa al lavanda passando per il bianco, il rosso e l’arancio.

Route 66 in Arizona: il Painted Desert

Route 66 in Arizona: il Petrified Forest National Park

La tappa successiva è Holbrook, una città da tipica cartolina della Route 66. Nata nel 1881 era un tipica città del west senza legge, con tanto di saloon – c’era il Bucket of Blood, che deve il nome a una sanguinosa sparatoria in stile Old West dove persero la vita molti cowboys, di cui ora è rimasta solo la via ad esso dedicata – abitata principalmente da cowboys, mandriani, operai della ferrovia e donne che lavoravano nel saloon come ballerine o accompagnatrici. Oggi invece è una cittadina che ospita alcune delle imperdibili icone tipiche della Mother Road come il Wigwam Motel (il motel con le camere TeePee), il Pow Wow Trading Post e il Romo’s Cafè. Molto interessante da visitare anche la Navajo County Historical Society, un museo che racconta la storia della città dove si racconta vivano due fantasmi: quello di George Smiley, l’unico prigioniero impiccato dentro la Courthouse, e Mary una donna morta in una delle celle mentre era affacciata ad una delle finestre sognando la sua libertà.  

La Route 66 in Arizona, il Wigwam Motel di Holbrook

Lasciata Holbrook si arriva a Joseph City, la città che ospita il famoso Jack Rabbit Trading Post (proprio quello col cartello Here it is!) poi a Winslow. Se solo sentire questo nome vi fa venire da cantare, significa che conoscete bella musica! Erano gli Eagles in Take it Easy che nel 1972 cantavano: “Standin on a corner in Winslow, Arizona, such a fine site to see – It’s a girl my Lord in a flat bed Ford slowin’ down to take a look at me…”, canzone che fece conoscere a tutti l’esistenza di questa cittadina, tanto che gli hanno reso omaggio dedicando al verso degli Eagles una statua in un angolo della downtown, con tanto di scritta “Standin’ on the corner”. Tutta la città sembra congelata nel tempo, ferma agli anni ’70 ed è una tappa imperdibile.

Continuando verso Ovest per circa un’ora si arriva a Flagstaff, il gateway del Grand Canyon, la città dei pionieri e delle 7 Meraviglie, così chiamata perché è circondata dal Grand Canyon, dall’Oak Creek Canyon, dal Walnut Canyon, dal Wupatki National Monument, dal Sunset Crater National Monument, e dal San Francisco Peaks. Anche di questa città vi parlerò più approfonditamente ed è una di quelle in cui vale la pena fermarsi e stare almeno 2 o 3 notti (o più di una settimana se volete visitare tutte le meraviglie che la circondano!). Noi l’abbiamo usata come base per visitare il Grand Canyon anche se non è vicinissimo e per poter andare a vedere l’alba sul canyon ci siamo dovuti svegliare alle 3. Ne è valsa assolutamente la pena, è stato uno dei momenti più belli e indimenticabili di tutto il viaggio.
A Flagstaff da vedere assolutamente sono, oltre la Downtown, il Museum Club, un ristorante aperto dal 1931 con musica country tutte le sere, e il Pioneer Museum.

Route 66 in Arizona: Flagstaff Downtown

Neanche a dirlo poi c’è lui, il Grand Canyon, una delle più immense e straordinarie meraviglie del mondo. L’ingresso del South Rim dista poco meno di un’ora e mezzo da Flagstaff e se avete intenzione di vedere tutto ciò che c’è da vedere in tutto il National Park, considerate almeno tre giorni. Il parco è immenso – 5000 kmq! – e veramente ricco di cose da vedere e da fare, senza considerare che è difficile non fermarsi ad ogni singolo scorcio (diciamo anche ogni metro) per fare foto e godersi il paesaggio e ciò che si ha intorno.
Nel South Rim (la sponda Sud) si può percorrere in auto la Desert View Drive, lunga 40 km, per godere dei panorami più belli, arrivare al Navajo Point e salire sulla Desert View Watchtower per osservare il punto in cui il fiume Colorado imbocca la direttrice nord e spaziare con lo sguardo fino al Painted Desert.
Vi racconterò meglio anche questo luogo straordinario e l’esperienza incredibile di vedere l’alba nascere da qui.

Route 66 in Arizona: la luce dell’alba sul Grand Canyon

Tappa imperdibile dopo il Grand Canyon per tutti i biker è Bellemont. Oggi è una ghost town dove ha sede l’Harley Davidson Grand Canyon Dealership (ci abbiamo fatto spesa!) ed è stata location per una scena del film Easy Rider: è qui che Peter Fonda e Dennis Hopper si fermano di fronte al Pine Breeze Motel per prendere una stanza ma quando il proprietario vede le moto accende il cartello “No Vacancy” e loro sono costretti a continuare lungo la Route 66 e dormire nel bosco. Se arrivate qui ad ora di pranzo fermatevi al Route 66 Roadhouse Bar&Grill, locale biker friendly che espone il cartello “No Vacancy” del Pine Breeze Motel utilizzato nel film.

Si arriva poi a Williams, la città soprannominata “Gateway to the Grand Canyon” perché è da qui che parte la Grand Canyon Railway, la ferrovia che dalla città porta al South Rim, con un treno d’epoca a vapore restaurato. La ferrovia è tornata in funzione nel 1989, dopo che era stata dismessa nel 1968. A Williams da non perdere è anche l’Old Wild West Reenactment, la rcostruzione di una città dell’Old West, dove si può mangiare e fare shopping in locali e negozi come nell’Old West!
Non mancano neanche luoghi icone della Route 66, come il Pete’s Gas Station Museum, il Cruiser Cafè e la Rod’s Steak House e l’intero centro storico della città, iscritto nel National Register of Historic Places.

La Route 66 in Arizona, Williams

Passata Ash Fork si arriva a Seligman, la città più colorata della Route 66, dove è un dovere fermarsi soprattutto per andare a trovare Angel Delgadillo – nel suo Gift Shop o allo Snow Cap Drive-In – soprannominato “l’Angelo Custode” della Route 66. È il fondatore della Route 66 Historic Association of Arizona e il promotore di tantissime iniziative per la salvaguardia della Mother Road. Se ancora oggi possiamo attraversarla, lo dobbiamo anche a lui.

Ultima tappa prima di lasciare l’Arizona è Kingman, dove ha sede uno dei musei più completi sulla Route 66. Si trova al secondo piano del Powerhouse Visitor Center che racconta la storia della strada più famosa degli USA tramite foto d’epoca, murali, oggetti e un documentario della durata di circa un’ora. Altre cose che vi consiglio di vedere a Kingman sono la Desert Diamond Distillery, il Locomotive Park e il Mohave Museum of History&Arts.
Lasciata Kingman si raggiunge la California, l’ultimo tratto della Mother Road.

 

La Route 66 Stato per Stato: