Avete mai immaginato di poter andare alla ricerca della Spada nella Roccia in Toscana? Non sarà proprio quella di Re Artù ma è una spada in una roccia, conficcata lì da un cavaliere, e si trova in uno dei luoghi più suggestivi d’Italia: l’Abbazia di San Galgano.

Se vogliamo dirla tutta mentre la spada di Re Artù è solo una leggenda, la Spada nella Roccia in Toscana è verità storica, visibile a chiunque, anche se non racconta di vicende avventurose e fantastiche come quelle del Re.
Ma andiamo con ordine.
L’Abbazia di San Galgano si trova a 35 km da Siena, nel comune di Chiusdino ed è dedicata, come l’eremo di Montesiepi lì vicino, a Galgano Guidotti, il cavaliere che abbandonò la sua vita di violenze e lussuria per dedicarsi alla preghiera, dopo due apparizioni di San Michele Arcangelo che gli indicò il suo percorso di vita: voleva farne un Cavaliere di Dio della milizia celeste. Nella seconda visione l’Arcangelo lo portò a Monte Siepi dove Galgano incontro Gesù, i Dodici Apostoli e la Vergine Maria che gli raccomandarono una vita di penitenza e preghiera. La madre però gli trovo una sposa per impedirgli di vivere quella vita. Galgano partì a dicembre del 1180 per raggiungere la futura sposa ma non arrivò mai da lei: il cavallo si fermò per ben due volte e alla fine apparve di nuovo San Michele che prese le redini dell’animale e portò Galgano a Montesiepi, nello stesso luogo in cui aveva incontrato gli apostoli nella visione. Qui Galgano tentò di tagliare la legna per fare una croce ma non riuscì. Gettò a terra la spada, che da sola si conficcò in una roccia fino all’elsa, formando così una croce. Nessuno più riuscì ad estrarla da lì.

La Spada nella Roccia in Toscana, nell’Eremo di Montesiepi

L’eremo di Montesiepi

Appena quattro anni dopo la morte di Galgano, avvenuta nel 1181, la prima cappella era già pronta per custodire la spada e diffondere il culto del santo ma solo nel XVII secolo prese l’aspetto che ha oggi. È più antica dell’Abbazia stessa e asimmetricamente legata al resto della chiesa.
La cappella è circolare, molto particolare il soffitto ad anelli concentrici in cotto e travertino che danno il doppio colore. Qui fu sepolto il santo, a nord della spada, come a lasciargli vedere Chiusdino in eterno.
In uno degli affreschi di Ambrogio Lorenzetti che si trovano all’interno della piccola cappella è rappresentata l’Annunciazione della Vergine e in basso si vedono due figure in abiti cistercensi: San Roberto di Molesme, fondatore dell’Ordine Cistercense, e San Bernardo di Chiaravalle, il massimo esponente dell’Ordine. Sempre nella cappella sono conservate le mani mozzate da un lupo ad uno dei tre uomini neri che nel 1181 distrussero la capanna di San Galgano. All’interno della cappella si trovano anche due croci patenti, simbolo dei Templari, e una iscrizione latina legata al Santo Graal. Secondo una delle tante leggende pare che la preziosa reliquia sia sepolta proprio qui, perché la forma dell’Eremo ricorda quella di una coppa rovesciata.
Sarà tutto solo un caso, inclusa la spada nella roccia?

A proposito di spada nella roccia… avete fatto caso quanto il nome di Galgano sia simile a quello del Cavaliere di Re Artù Galvano, che più volte tiene Excalibur tra le mani?

L’Abbazia di San Galgano

La Spada nella Roccia in Toscana: la splendida Abbazia di San Galgano

Nel 1201 il Vescovo di Volterra Ildebrando Pannocchieschi, chiamò i monaci dell’Ordine Cistercense, con cui Galgano era entrato in contatto negli ultimi anni di vita, per fondare la prima comunità di monaci sul sito del santo. I lavori per l’Abbazia però iniziarono solo nel 1218 e terminarono del tutto nel 1288, quando venne consacrata. Grazie all’immenso patrimonio accumulato dai monaci, diventarono la più grande e potente fondazione cistercense in Toscana, tanto che furono anche protetti da vari imperatori tra cui Federico II.
La crisi iniziò con la carestia del 1328 e la peste del 1348 che colpì profondamente l’ordine monastico. Dopo che l’Abbazia venne saccheggiata più volte,  monaci fecero costruire il Palazzo di San Galgano a Siena, dove si trasferirono abbandonando del tutto l’abbazia. Nel 1503 venne affidata ad un abate commendatario che la rovinò del tutto, arrivando perfino a venderne il tetto. Quel poco che rimaneva delle volte crollò nel 1781 e nel 1786 un fulmine distrusse il campanile.
Nel 1924 l’intera abbazia venne restaurata col metodo conservativo, consolidando semplicemente ciò che ne restava. E grazie a questa scelta oggi l’abbazia è uno spettacolo unico, col meritato soprannome di Abbazia a cielo aperto.
Se guardandola vi viene in mente qualcosa, potrebbe essere qualche scena del film Il paziente inglese.

L’Abbazia a cielo aperto

Un abbazia tanto imponente quanto semplice, perché i canoni architettonici cistercensi, non ci sono sculture, pitture né altre decorazioni o orpelli. Bellissima nella sua austera semplicità, uno dei tanti luoghi toscani che restano negli occhi per sempre.

 

Per tutte le info sugli orari, le aperture e il resto potete consultare questo link. So che ci sarebbe quello ufficiale, ma mi piace come dicono le cose qui!