Quando si pensa alle isole greche si pensa sempre ad un mare cristallino di tutti i toni dell’azzurro, a spiagge bianche di sabbia o sassi dalle cento forme, a luoghi in cui rilassarsi al sole o all’ombra di casette bianche e blu o passeggiando per strade acciottolate.

Invece le isole greche offrono molto di più e ho avuto la fortuna di scoprirlo a Paros.

Cosa vedere a Paros?

La più grande delle isole Cicladi ha alle spalle una storia un po’ tormentata che inizia dal 3000 a.C., quando vi furono i primi insediamenti oggi visibili nel sito archeolgico di Saliagos, un’isoletta piccolissima tra Paros e Antiparos. L’isola fu occupata dagli Arcadi al cui condottiero, Parios, deve il nome. Dopo venne colonizzata da Ioni, Persiani, Macedoni, Romani e Bizantini che la convertirono al cristianesimo. Dopo vennero i Veneziani e l’isola divenne parte del Ducato di Nasso, poi arrivarono ad invaderla i persiani e i turchi. Infine, con la guerra di indipendenza greca, anche Paros fu annessa alla Grecia insieme a tutte le altre isole.
Le tracce di questa storia sono ancora visibili sull’isola, ma bisogna andarle a cercare perdendosi tra il verde dell’entroterra e il bianco e il blu dei suoi 120 chilometri di costa e piccoli o grandi borghi.

DSC_7441

Borghi e Storia
Solitamente la visita di Paros inizia da Paroikia, capoluogo dell’isola dove si trova il suo porto principale (e da cui il piccolo aeroporto dista appena 9 km). Da bravo capoluogo si è sviluppato per accontentare tutti: fulcro della nightilife, delle botteghe e dei negozietti di souvenir, dei ristoranti per ogni tipo di palato.
E’ qui che si trova anche – proprio di fronte al porto – il mulino più bello e meglio conservato dell’isola, ma soprattutto la famosa Panagia Ekatontapiliani, la chiesa delle 100 porte, la chiesa bizantina più importante delle Grecia. Sembra sia stata Sant’Elena, la madre dell’imperatore del Sacro Romano Impero Costantino il Grande, a fondare la chiesa nel 326 durante uno dei suoi pellegrinaggi in Terra Santa sopra le rovine di un antico tempio greco (di cui qualcosa si può ancora vedere nel cortile della chiesa). L’imperatore Giustiniano l’allargò nel VI secolo aggiungendoci due capelle laterali. Fu distrutta da un terremoto nel XVIII secolo e poi lentamente ricostruita così come la vediamo ancora oggi. Nel cortile della chiesa si trova anche il Museo Bizantino che racconta tramite artefatti ed icone, la millenaria storia della chiesa.
Secondo una leggenda legata alla chiesa, da qualche parte è visibile l’impronta del piede della santa patrona di Paros, Agia Theoktisti, lasciata quando sfuggì ai pirati rifugiandosi nella chiesa.

DSC_7466

Un’altra importante impronta storica a Paroikia la segnano i resti del castro veneziano, costruito nel 1200 con i legni raccolti in giro per l’isola e le pietre dei resti di antichi templi, del quale, a parte qualche tratto sparso qua e là, rimane ben visibile un’altissima torre la cui intricata trama delle pietre lo rende unico e particolare.
Come dicevo però nel capoluogo non c’è solo storia: perdetevi per le stradine di Market Street, seguendo i profumi del pesce alla griglia, bevendo un bicchiere di ouzo in uno dei baretti tradizionali, sbirciando nei numerosi negozietti di souvenir e di prodotti artigianali tipici o infilandosi in uno dei numerosi locali sul lungomare. Soprattutto, raggiungete il belvedere al tramonto: la Grecia è famosa per i suoi tramonti indimenticabili e Paros non è da meno.

DSC_7448

Un altro paese da visitare a Paros, il secondo per grandezza ed importanza e quello che a me è piaciuto di più, è Naoussa (lo scorcio che vedete come immagine di copertina del post). La prima cosa che ho notato qui e che mi ha colpito, è stato vedere i polipi “stesi” davanti i ristoranti e le papere girare libere per il paese… ho visto una mamma con i suoi anatraccoli attraversare la strada, fermarsi per controllare che tutti l’avessero seguita e poi proseguire. Il tutto mentre un automobile aspettava pazientemente il loro passaggio!
Naoussa ha tutte le caratteristiche di un borghetto greco (ciottoli, casette bianche e blu, il porticciolo con le barche dei pescatori) incastonato in una grande baia, eppure è più silenziosa, elegante, cerca di uscire dalla tradizionalità in modo raffinato. I suoi colori sono vividi, le sue strade lastricate pulite, il suo porto contiene la pace dei pescatori che tornano dal mare, le sue chiese silenziose ed immacolate.
In particolare da vedere c’è la chiesa di Agios Nikolaos (San Nicola) che ospita un altro Museo Bizantino, e la chiesa dell’Assunzione della Vergine, la principale del paese che si trova sul punto più alto della città.

DSC_7357

La terza città “grande” dell’isola è Lefke, la capitale medievale. La cosa che mi ha stupito è che noi il medioevo lo immaginiamo sempre cupo, buio, oscuro in ogni lato. Invece qui dominano sempre i colori e non solo bianco e blu: il verde e il viola dei fiori, le porte colorate (blu, gialle, verdi, rosa), le taverne dal profumo invitante, le voci della gente che riecheggiano nei vicoli e la tradizione ciclida ancora viva.
Lefke ospita il Museo della Tradizione Popolare Egea, dove si possono vedere abiti e oggetti tradizionali della storia dell’isola. Da qui parte il cammino bizantino, dalla bellissima chiesa di Agia triada (Santissima Trinità) per poi scendere lungo un percorso tra natura e antichi resti fino ad arrivare al mare.

DSC_7430

Infine l’ultimo piccolo e pittoresco villaggio da non perdere è quello di Marpissa, sulla collina di Kefalos. E’ un tradizionale villaggio ciclade, con piccole e cubiche case bianche dalle porte colorate, stradine strette e lastricate di pietre, punteggiato di chiese e mulini. Non ci sono alberghi nè strutture ricettive qui e nemmeno gli abitanti, se non forse una decina. Dopo la guerra si sono trasferiti tutti in Canada e negli Stati Uniti e ora alcuni ci tornano solo in estate, mentre molti altri hanno completamente abbandonato la loro casa.
C’è un’unica colorata taverna, gestita dalla dolcissima Harula, con cucina tradizionale dell’isola. Seppur piccolo e senza nulla di particolare da vedere, secondo me è il villaggio più suggestivo e merita una visita!

DSC_7417

Le migliori spiagge di Paros


Come tutte le isole greche anche a Paros non mancano le spiagge incantevoli e il mare blu dall’acqua trasparente per bagnarsi tra le cento sfumature di azzurro. L’isola ha 120 chilometri di costa e potete fermarvi in qualsiasi baia, anfratto, spiaggia sabbiosa o sassosa, senza paura di sbagliare.
In particolare ve ne consiglio quattro:

Piperi Beach:
Si trova a Naoussa, vicino il porticciolo dei pescatori, e ci si arriva passando per un piccolissimo boschetto. La caratteristica dell’acqua qui (oltre alla bellezza) è l’essere piena di Garra rufa, quei famosi pesciolini che si usano per la pedicure… e funzionano! Entrate in acqua, aspettate qualche minuto e vedrete i vostri piedi circondati da pescetti che inizieranno a mangiare la vostra pelle morta.

DSC_7333

Anargiroi: Anche questa si trova a Naoussa, dalla parte opposta a Piperi e ad Ottobre è il luogo ideale per rilassarsi. Accanto ad un hotel provvisto di bar e ristorante, ci si può passare anche l’intera giornata!

Piccola curiosità: in Grecia non esistono spiagge private. Il governo ha severamente vietato questa pratica così nessuno può limitare l’accesso alla spiaggia costringendo a spendere soldi per il noleggio di obrelloni e lettini. Potete entrare ovunque portando il vostro lettino o il vostro asciugamano!

Kolymbithres: una delle spiagge più famose di Paros, nella baia di Plastira. La sua caratteristica principale sono gli scogli di granito scolpiti dal vento nelle forme più strane. Assolutamente da vedere!

DSC_7372

Lagkeri: questa è una spiaggia per nudisti ed in effetti raggiungerla è difficile e lo si può fare solo a piedi. Vale la pena arrivarci anche se non siete naturisti, perché nel percorso si trovano una spendida chiesetta affacciata sul mare e un’altra piccolissima spiaggia tra gli scogli, appartata e adatta per chi cerca il massimo del relax e della privacy.

In giro per l’isola, cosa vedere a Paros oltre i classici


Come dicevo all’inizio, Paros non è solo villaggi e spiagge.
In giro per l’isola ci sono molte cose da vedere come le antiche cave di marmo Marathi (visitabili solo su prenotazione perché serve l’abbigliamente adatto), un marmo famoso in tutto il mondo con cui sono state lavorate moltissime opere della Grecia Classica come la Venere di Milo; la Valle delle Farfalle dove vivono migliaia di farfalle, in particolare le Jersey Tiger, una specie particolare che ha scelto questo luogo verdissimo come suo ambiente di riproduzione; la Moraitis Winery, che esiste dal 1910 e produce da sé dell’ottimo vino greco che si può assaggiare affacciati sul mare di fronte ad uno degli splendidi tramonti greci.

Cosa vedere a Paros, curiosità: Cinema, i luoghi di “Immaturi – Il Viaggio”


Un altro motivo che può spingere a visitare Paros è per gli appassionati di cinema come me. Qui infatti è stato girato il secondo film italiano Immaturi, quello in cui i protagonisti decidono di fare una vacanza insieme dopo la maturità (finalmente presa a 40 anni dopo che era stata annullata per degli errori tecnici).
Non saprei indicarvi location particolari però, semplicemente perché è stato filmato su tutta l’isola tra Naoussa e Paroikia.