Visitare una città con qualcuno del posto è sempre una cosa speciale.
Se, per di più, quel qualcuno è appassionato della sua città tanto da conoscerne bene ogni storia e leggenda, allora diventa una visita indimenticabile.

Durante il weekend a Catania la nostra amica Desiree ci ha fatto da guida per la città, raccontandoci aneddoti e storielle – vere o leggende popolari – su Catania.
Storielle che voglio raccontare anche qui, perché a volte sono così interessanti e curiose da essere loro a spingerci a visitare una città… chissà che queste non vi spingano a visitare Catania?

Le leggende di Catania 

Le due spiagge di Catania
Catania è una delle poche città che ha due spiagge completamente diverse l’una dall’altra: la playa fatta di sabbia e Ognina, fatta di ciottoli. I ciottoli in realtà sono i sassi portati dalla colata lavica dell’Etna nel 1669, una delle eruzioni più devastanti della storia.
Iniziò il 23 marzo dopo che una serie di terremoti aprì diverse fenditure, oltre a provocare crolli e danni, dalle quali iniziò a sgorgare la lava che in pochi giorni seppellì e colpì i paesi di Belpasso, Nicolosi, Mompileri e Mascalucia. Nei giorni successivi la lava arrivò fino al mare, devastando lungo il cammino altri paesi, dove si spense lentamente e con i suoi detriti creò quella che oggi è la spiaggia più frequentata della città.

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L’Americana
Nella colorata Fera o’Luni che occupa l’intera Piazza Carlo Alberto c’è una zona particolare vicino la Chiesa del Carmine: un grande angolo dove un tempo gli americani portavano a rivendere i loro abiti usati e per questo quella zona veniva chiamata l’americana.
Paese che vai…

Il cavallo senza testa
Via dei Crociferi è rinomata per le sue chiese barocche.
All’inizio della via c’è un arco che un tempo collegava il convento delle suore benedettine alla chiesa dei frati benedettini (e sembra sia stato costruito in una sola notte nel 1704). Potete immaginare quante storie circolano qui? La più comune – a mio avviso banale – è quella dei corpi dei bambini mai nati che si troverebbero scavando sotto al convento, risultato di accoppiamenti segreti tra suore e frati. Al di là di queste storie trite e ritrite però ce n’è una in particolare, la più conosciuta a Catania riguardo l’arco, che mi ha colpito: quella del cavallo senza testa.
Nel ‘700 i nobili che frequentavano Via Crociferi per i loro intrighi e scappatelle, per evitare che la strada venisse frequentata da altri fecero spargere la voce che durante la notte un cavallo senza testa appariva nella via alla ricerca del suo cavaliere. Un ragazzo troppo spavaldo però non voleva crederci e scommise con i suoi amici che sarebbe andata di notte sotto l’arco delle benedettine e avrebbe piantato un chiodo come prova del suo coraggio. Così la notte il ragazzo si presentò sotto l’arco munito di chiodo e martello. Mentre tentava di attaccarlo al muro sotto il ponte però sentì i passi di un cavallo e ne rimase terrorizzato, tanto che nella fretta di scappare non si accorse che insieme al chiodo aveva attaccato anche un lembo del suo mantello. Il cavallo passò travolgendolo e gli staccò la testa, così il cavallo senza testa trovò il suo cavaliere senza testa e da quel giorno si fanno vedere insieme solo nelle notti di luna piena.

Altra curiosità: alle benedettine del convento di clausura di Via Crociferi è permesso uscire e farsi vedere solo nel giorno della festa di Sant’Agata, quando escono per portare un omaggio floreale alla santa.

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Le storie della Piazza
Piazza Duomo e dintorni hanno cento storie da raccontare e altrettanti aneddoti e curiosità, che siano realtà o leggenda.
La più triste è quella della Fontana di Gammazita nel mercato della Pescheria.
Gammazzita è il nome di una ragazza che alla fine del 1200 viveva a Catania, durante la dominazione francese. Era una ragazza bella e virtuosa e molti si innamorarono di lei, tra cui un soldato francese. Una sera il soldato la incontrò alla fontana mentre portava i panni a lavare e, vedendola sola, tentò di approfittare di lei. Gammazzita preferì gettarsi nel pozzo della fontana piuttosto che cedere alle violenze del soldato e le acque si fecero rosse come il suo sangue, cosa che accade ancora oggi il giorno dell’anniversario della sua morte. Questa leggenda non ha un riscontro storico, ma sicuramente fa riferimento alle angherie che i siciliani dovettero subire in quegli anni e che diedero vita ai Vespri Siciliani nel 1282.

Spostandosi dalla Pescheria a Piazza del Duomo, passando per Porta Uzeda, si incontra Villa Varagli, dove un tempo arrivava il mare (a Catania, tra l’alto, c’è la passeggiata al mare più antica d’Europa). Varagli, in siciliano Varagghi, significa sbadiglio e la villa prende questo curioso nome dal fatto che da secoli gli anziani vengono qui a passeggiare e sbadigliare seduti sulle panchine.

Andando sotto Porta Uzeda invece, facendo attenzione si può notare un altarino con il Volto Santo. Durante la II Guerra Mondiale una bomba colpì questa parte, ma l’unico segno che ne rimane è una scheggia nel mezzo della fronte del Volto Santo.

Superata la porta si arriva in Piazza del Duomo.
Mettendosi con le spalle rivolte all’ingresso del Duomo, di fronte a sé alla fine della strada si può vedere la porta di un fortino come se fosse a soli pochi metri di distanza. Non è una cosa casuale: nel 1693 un terremoto distrusse la città e rimasero in piedi soltanto alcune porte della città, tra cui quella del Fortino, e parte del Duomo (che infatti ha stili diversi). Quando ricostruirono il Duomo lo fecero in modo che guardasse al Fortino, come se questo gli facesse da guardia.

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Sant’Agata
I Catanesi per Sant’Agata hanno un gran rispetto. e’ molto più della loro santa protettrice. Viene considerata come una sorella, tanto che nessuno la chiama Sant’Agata, ma “la bambina”, oppure Aita o Aituzza. Immaginate cosa rappresenta il Duomo, la cattedrale che contiene la cappelletta a lei dedicata e che viene aperta soltanto 3 volte l’anno: il giorno di Sant’Agata il 5 Febbraio (la festa dura dal 3 al 6 febbraio); l’Ottava, il 13 febbraio e a Sant’Agata di mezz’agosto il 17 Agosto, data che segna il rientro a Catania delle reliquie della santa dopo che furono rubate e portate a Costantinopoli.
Le uniche persone a possedere le chiavi per aprire la cappella sono il sindaco della città, il vescovo e il parroco del duomo.
All’interno della cattedrale si trova, oltre la tomba di Bellini, anche quella del Beato cardinale Dusmet, il quale nel 1886 portò in processione il velo della Santa per proteggere la città dalla colata lavica dell’Etna che si avvicinava pericolosamente. Sembra che funzionò, il giorno successivo alla processione l’Etna finì di sputare lava che non arrivò a sfiorare la città.

Infine, una leggenda pagana: quella del mago Eliodoro.
Secondo la leggenda Eliodoro, figlio di una nobile famiglia siciliana, si dedicò alla religione cattolica e fu tra i candidati a diventare vescovo. Conobbe però uno stregone di origine ebraica, che lo iniziò alla magia e gli consegnò un manoscritto magico che Eliodoro lesse in un cerimoniale una notte in cima ad una colonna per evocare il demonio. All’apparire del diavolo, Eliodoro contrattò con il demone un patto in base al quale avrebbe avuto esauditi i suoi desideri in cambio dell’abiura della sua fede cristiana.
Così Eliodoro scolpì il Liotru, l’elefante simbolo della città, usando la pietra lavica e dandogli poi la vita. In sella all’elefante il mago torturava e sottometteva i cittadini finchèb questi, esausti, non decisero di ribellarsi. Contro tutti Eliodoro non potè che scappare e si rifugiò all’interno del suo elefante, nel quale si trova ancora intrappolato in attesa di essere liberato.

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