Una gita a Tarquinia non è solo una passeggiata in un borgo medievale vicino al mare.
È andare alla scoperta storica, archeologica e culturale di una popolazione che ha influenzato gli antichi romani, fondendosi con la loro, contribuendo a renderli il popolo più importante della storia del mondo.

Sapete chi è Tarconte, da cui prende il nome la città? Figlio di Telefo, insieme al fratello Tirreno condusse la migrazione dalla Misia, di cui era re, all’Etruria, dove fondò con Tirreno la dodecapoli etrusca (l’insieme delle dodici città stato etrusche: Arezzo, Cerveteri, Chiusi, Orvieto, Populonia, Roselle, Tarquinia, Veio, Vetulonia, Fiesole , Volterra e Vulci), la principale delle quali era proprio Tarquinia, a cui donò anche il suo nome.
Viene nominato anche nell’Eneide, come alleato di Enea nella guerra contro Mezenzio e Turno.

Oggi Tarquinia si trova nel Lazio settentrionale (nella Maremma laziale, per la precisione), sulla via Aurelia.

Una gita a Tarquinia permette di vedere molte cose, tra cui il duomo (la concattedrale dei santi Margherita e Martino) all’interno del quale si trova uno splendido organo a canne, numerose chiese, la parte medievale con le mura, i resti delle torri e del Palazzo dei Priori… ma per me la parte più bella è quella che racconta la storia etrusca, come il Museo Nazionale Etrusco e la città etrusca con la necropoli.

La Necropoli e la città etrusca

gita a Tarquinia, la necropoli etrusca

La Necropoli di Monterozzi è la più imponente del Mediterraneo e quella meglio conservata, con oltre 6000 sepolture, 200 delle quali conservano il nucleo pittorico etrusco più ampio giunto fino a noi. Per questo nel 2004 il sito archeologico è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità UNESCO e definito “la prima pagina della storia della pittura italiana.”
É una pagina di storia, un documento all’aria aperta, l’unico posto in cui è possibile capire la civiltà etrusca, scoprire come vivevano, le loro tradizioni e la loro cultura.
Le stesse camere funerarie sono modellate sulle abitazioni, specchio sia della ricchezza della persona che del loro modo di vivere la casa.
Una cosa appare subito chiara: amavano godersi la vita.
A tutte le tombe è stato dato un nome che le rappresenta, in base alle raffigurazioni sui dipinti interni o alle loro caratteristiche. Una è stata dedicata a Claudio Bettini, lo storico che più di tutti contribuì alla conservazione del patrimonio artistico etrusco.
Ventiquattro sono le più rilevanti artisticamente, tra cui: quella degli Auguri (che inaugura la tradizione della decorazione in grande formato), dei Leopardi, dell’Orco, dei Tori, delle Leonesse e dei Caronti.

 

Info
Aperto dalle 8.30 al tramonto, chiuso il lunedì.
Biglieto d’ingresso: 6 euro; cumulativo necropoli + museo: 8 euro

Museo Nazionale Etrusco

gita a Tarquinia, il museo etrusco

Il Museo Nazionale Etrusco di Tarquinia si trova all’interno del Palazzo Vitelleschi, un mix di architettura gotica e catalana, voluto dal Cardinale Giovanni Vitelleschi su progetto dell’architetto Giovanni Dalmata nel 1436. Divenne museo ufficialmente nel 1924, quando alla raccolta di reperti del comune si aggiunsero quelle di famiglie nobiliari tarquiniesi, rendendolo uno dei musei più ricchi ed importanti d’Italia.
Il museo si sviluppa su tre piani ed un bel cortile interno.
Al piano terra è possibile vedere i sarcofagi (non perdete la stanza 10, dove sono conservati i più belli), alcuni posti proprio sotto al porticato del cortile, e altri materiali in pietra.
Al primo piano – secondo me il più bello – sono posti in ordine cronologico (partendo dall’ultima stanza del ballatoio) moltissimi reperti che testimoniano l’evoluzione della pittura etrusca, greca, e il loro periodo più vicino ai romani.
Infine, all’ultimo piano, si trova la ricostruzione di alcune tombe, i famosi Cavalli Alati con la storia del loro ritrovamento e una saletta che regala una splendida vista sulla campagna che circonda Tarquinia.


Info
Aperto dalle 8.30 alle 19.30, chiuso il lunedì.
Biglietto di ingresso 6 euro. Cumulativo Museo + Necropoli: 8 euro.