Confessioni (pericolose) di una blogger “per passione”

È notte, sono seduta sul letto, l’asciugamano ancora attorno ai capelli bagnati, il mio bel mac sulle gambe, una fumante tazza di tisana accanto e la luce fioca di un’abat-jour a fare atmosfera.
Figo, vero? Quante foto del genere si vedono in giro, che ci fanno sognare chissà cosa dietro quel momento che è stato fermato dal tempo (e ben costruito per la maggior parte delle volte) da un clic.
Ho voglia di scrivere, ma stavolta non per parlare dei viaggi. Ho voglia di scrivere per parlarvi della vita di una blogger per passione.

Oggi sono tornata a casa dopo 9 ore di ufficio del mio lavoro primario e 2 e mezzo di traffico, come tutti i giorni.
Ho messo a posto dei panni piegati, ho steso gli altri, mandato una lavatrice, preparato la cena, portato fuori il cane. Ho scelto di non fare altro per la casa per concedermi mezz’ora di doccia calda, ormai quasi un lusso. Solitamente è al massimo un quarto d’ora.
Se sono sola in casa la cena è veloce, di solito consumata davanti al pc mentre inizio con il “secondo lavoro”, quello che si fa per passione: rispondere alle mail, sistemare le foto, preparare la newsletter, seguire i social, leggere gli articoli interessanti degli altri, pensare al prossimo articolo da scrivere, ecc…
Adesso poi c’è anche AITB, quindi bisogna pensare anche a lei, curarla ancor prima del proprio blog, e si prende un bel po’ di ore.
Si finisce verso mezzanotte (o almeno questa è l’ora massima che mi impongo), e alle 5.45 di nuovo suona la sveglia.
Eccola una giornata tipo di una “blogger per passione”. E nei weekend, di solito, si parte. Questo implica che la vita sociale, quella vera, a volte si è costretti a metterla da parte, a non godersi gli amici come si vorrebbe. L’altro lato della medaglia… ma questo è un altro discorso.

Raccontata così forse già perde un po’ di quel fascino che si vede da fuori: viaggi, fotografie, sorrisi, divertimento, pc sulle ginocchia e tazza di tisana o tè accanto.
Il punto è che per avere quei momenti dal fascino irresistibile, ti devi fare un mazzo tanto. Allora dov’è la sola passione? C’è, ma non è solo quello. E’ un lavoro a tutti gli effetti, solo che finché non ti apri la partita IVA ed inizi a fare solo questo non vieni considerato abbastanza. Come se mollare il lavoro e aprire la partita IVA fosse la soluzione a tutti i mali e tu, codardo che non lo fai, non meriti considerazione.
Io, sinceramente, sono un po’ stufa di questo concetto. A volte il lavoro non lo si molla perché NON SI PUO’, per mille problemi che uno ha sulle spalle e che chi guarda da fuori non può e non è tenuto a conoscere.
Oppure non si molla il lavoro semplicemente perché non lo si vuole, perché ciò che si fa piace tanto quanto il lavoro di blogger. Non dirò io in quale delle due parti mi trovo, perché non è questo il punto.
Il punto è che non è una partita IVA a fare un professionista. O meglio, specifico, non solo quella. Ce ne sono tanti che ce l’hanno e non gli darei due lire.
Il punto è che in un modo o nell’altro facciamo tutti ciò che amiamo, chi combatte in un senso, chi nell’altro… ma alla fine non è la stessa guerra?
Il punto è che il lavoro degli altri non va denigrato, perché chi non fa solo il blogger di mestiere ci deve mettere il doppio dello sforzo per ottenere qualcosa. Ha cartellini da timbrare, giornate di ferie contate, persone che non sopporta che è costretto a vedere ogni santo giorno, per 8/10 ore (ed il più delle volte tra queste persone c’è anche il capo). Lato positivo? Lo stipendio fisso. Punto.
Un gran bel lato positivo, indubbiamente. Perché ogni cosa ha il lato bello e brutto.

Forse quello che alla fine davvero non capisco, indipendentemente da tutto questo, è il darsi addosso in continuazione, lo spiare continuo nella vita degli altri cercando dove si possa criticare, commentare, denigrare.

Io ho sempre pensato che una delle parti più belle di questo lavoro nel digitale sia che c’è spazio per tutti.
Se sei migliore di altri lo dimostreranno i fatti. Sparlare, lanciare frecciatine sui social, criticare di continuo… a che serve? A rendersi migliore agli occhi degli altri? Non credo, onestamente.
C’è una poesia di Valerio Mastrandrea, un gran rappresentante di romanità, che si intitola “L’antiromanismo spiegato a mio figlio”: molti pezzi solo i romani possono capirli, ma ce n’è uno in particolare pienamente calzante con l’argomento

Perché chi pe soride deve vedè piagne uno, mille, centomila,
è uno che nella vita sua starà sempre in fila.
Chi invece la prova la vita sulla sua pellaccia,
non starà mai a chiede un sorso da n’artra boraccia.

Professione, passione, stipendio fisso, partita IVA… perché cercare problemi dove non ce ne sono? A che pro trovare scuse per mettersi uno contro l’altro? Boh, non credo arriverò mai a capirlo.
Per ora sono certa solo di una cosa: continuerò a fare quel che faccio con la serietà e la professionalità che mi contraddistinguono, come sono certa lo facciano molti altri che condividono con me la stessa “giornata tipo”, come sono certa lo facciano molti altri che fanno solo i blogger di lavoro.
Continuerò a stupirmi delle cattiverie e a non guardare quello che fanno gli altri, continuerò a pensare che qui c’è posto per tutti, a leggere con piacere gli altri, a condividere le mie conoscenze con chi lo chiede, a combattere perché questo lavoro sia riconosciuto come tale, soprattutto per chi lo fa bene.

Ora andiamo ad infilarci in quel luuungo discorso sul blogging che è cambiato, sul fatto che ora sia un mondo di markettari, che nessuno viaggia più… così, tanto per riprendere il discorso delle critiche agli altri.
Li trovo discorsi stupidi e soprattutto offensivi per chi legge, come se non si ritenessero i lettori capaci di giudicare da soli chi seguire e come. Il blog è un diario, può esserlo di viaggi, cibo, moda, tech… tutto quello che volete, ma resterà sempre un diario, qualcosa di personale, una vetrina per chi lo scrive, il rappresentante digitale del blogger. Se qualcuno si vende anche l’aria che respira, se qualcuno non viaggia davvero, credo le persone siano abbastanza intelligenti da saper giudicare da sé. Va bene, magari qualcuno non proprio sveglio c’è, ma insomma, ci si augura siano la minoranza.
C’è spazio per tutti, il concetto fondamentale è questo. C’è spazio per chi si vende l’aria e per chi lo fa di cuore, così come per le vie di mezzo.
Lo spazio sul web è immenso e al mondo ci sono 7 miliardi di persone dotate di capacità intellettive più o meno sviluppate, in grado di giudicare da soli cosa gli piace.
Se vogliamo distinguerci, bisogna concentrarsi su quello. Chi vuole distinguersi affossando gli altri, finirà per affossare anche sé stesso.

p.s.
scusate l’assenza di foto, ma questa alla fine è solo una pagina di diario. Per una volta, fanculo alla SEO.
Questo sarebbe uno di quei post che di solito si tengono in bozza per mesi… invece io credo che quel pulsante pubblica lo cliccherò subito, per questa volta.

16 comments

  1. La tua giornata-tipo é anche la giornata-tipo di chi ha partita iva. Lo spazio per il mio blog, nella mia vita é dalle 6 del mattino alle 7.45 circa e poi dalle 17.30 in poi. La grande differenza é che non si chiede ferie a nessuno ma, credimi, molto dipende dai clienti che hai. Non é sempre facile dire “anche se sono dall’altra parte del mondo il lavoro lo faccio lo stesso”. Soprattutto non é facile da capire.
    Mi piace molto il tuo post ma su una cosa dissento: nel digitale NON c’è posto per tutti.
    C’è la possibilità di creare delle opportunità e di coltivarle ma, almeno in Italia, c’è poco posto perché manca la cultura digitale e la voglia di investire in tal senso.

    1. Proprio questo intendo io Giovy: siamo tutti sulla stessa barca. Quindi non ha alcun senso dire che chi lavora a partita IVA è un professionista e chi non ce l’ha non lo è.
      C’è posto per tutti quelli che riescono a dimostrare di avere le capacità e a far capire che il digitale è una risorsa da sfruttare. C’è posto per chiunque voglia fare il blogger con passione, costanza e dedizione. Voglio dire che un mio articolo non toglie posto ad uno tuo, o se io ho tre lettori in più a te non tolgo niente…. tutto qui. Perché qui spesso sembra anche ci sia una gara a chi riesce di più a parlare male degli altri e la trovo una cosa veramente stupida, quando la nostra forza vera è la rete in tutti i sensi.
      Se io riesco a far capire a qualcuno il vantaggio che può avere da un “social media coso” non va a vantaggio di tutti?

      1. Quando decisi di aprire partita iva parlai a lungo col mio commercialista e in italia un professionista é chi fa una professione. Bene o male non é dato di saperlo ma se tu paghi le tasse per quello che fai e ricevi soldi per quello che fai sei un professionista in quello che fai. Perdona le ripetizioni ma é così. Io potrei essere la migliore restauratrice di mobili del mondo ma potrei continuare a farlo nel tempo libero, al posto di andare in palestra.
        Putroppo nel nostro paese la differenza sta proprio in questo.
        Non é questione di bravura… ma di regolamenti.
        Per come la penso io, un blogger può farlo per passione e raccontare il mondo meglio di chiunque altro.
        Un social media manager dev’essere una persona che fa quella professione e un blogger può certamente aiutare a capire ad un paese o una struttura di aver bisogno di questo… ma certi lavori vanno fatti a tempo pieno, da gente che ha deciso di far quello… e che dovrebbe (condizionale d’obbligo) farlo bene.

        Detto questo, per me un blogger (pro o non-pro) dovrebbe solo pensare a coltivare per bene il suo orto: scrivere per chi lo legge e lasciar perdere ogni polemica… sia sui social che sul blog. A chi ti legge non interessa di questo: importa dei tuoi viaggi e del tuo modo di raccontare.

        1. Ma il blogger e il social media manager sono due cose diverse e nessuno li ha mai messi sullo stesso piano.
          Così come sono due cose diverse le parole professionista e professionalità, se vogliamo metterla sul piano di parole e regolamenti.
          O uno che si è aperto partita IVA e si è messo a fare il SMM solo perché ha aperto una pagina facebook deve essere considerato migliore di me che ho una laurea in comunicazione, un master in grafica pubblicitaria, conosco quattro lingue, ho fatto uno stage a Bari in SM e 3 corsi (due con un’università americana e una inglese) per SMM?
          Voglio dire che non si sa mai quello che c’è dietro, quindi andare ad urlare ai quattro venti che merita solo chi ha la partita IVA non la vedo una cosa sensata.

          Sul resto siamo d’accordo.

          1. Rispondo qui perché sono d’accordo più o meno su tutto tranne sulla partita Iva. Se ti vuoi definire una blogger per passione perché ti piace scrivere e raccontare le tue esperienze, la partita iva non ti serve a granché… anzi proprio a niente. Questo vuol dire che se ti capita un articolo sponsorizzato o vuoi mettere un banner, dici sì solo perché due soldi in più non fanno mai male. Tutte le tue attività però non hanno l’obiettivo ultimo del profitto, ma di stare online per il puro piacere di farlo. Se, invece, ti proponi alle aziende in modo diverso e quindi da professionista, allora devi comportarti come tale e nel nostro paese se lavori da professionista devi seguire certe regole, che non abbiamo deciso noi ma le leggi. L’essere professionista non ha nulla a che fare con la professionalità… su cui si potrebbe aprire una parentesi infinita.
            Rimanere dipendente è una scelta come lo è diventare autonomi e ognuno è libero di fare le scelte che vuole. La differenza, dal mio punto di vista, è che se tu dedichi due o tre ore a svolgere determinate attività perché non hai tempo materiale, chi lavora con una partita iva fa solo quello (lasciamo stare se lo fa bene o no).
            Concludo dicendo che le contrapposizioni tra blogger, più o meno evidenti, lasciano il tempo che trovano ed è tempo sprecato, perché alle aziende non gliene può fregar di meno di tutti i battibecchi che ci sono ogni volta. Anzi, se posso darti un consiglio, evita proprio di rispondere. Diciamo che fuori dal mondo dei blogger c’è tutto un altro mondo fatto di concretezza.

          2. Quindi secondo te uno che non ha partita IVA, magari perché non può aprirla (essendo, ad esempio, dipendente pubblico o per altri cento diversi motivi burocratici che glielo impediscono) ma che ogni volta presenta regolare notula di pagamento con ritenuta d’acconto non è un professionista?
            Oppure chi si occupa di comunicazione digitale per aziende, ed è quindi dipendente senza partita IVA, non è un professionista?
            Se io appartenessi ad uno di questi due casi sopra, non sarei una professionista?

            Scusate ma continuo a non essere d’accordo e anzi lo trovo anche offensivo per queste persone, che comunque svolgono regolarmente e in maniera eccellente un lavoro, da veri professionisti (e in modo professionale).

          3. Non devi confonderti tra “professionista” e “professionale”. Un dipendente può svolgere altre attività in modo professionale, ma non sarà un professionista perché il suo reddito maggiore deriva dal lavoro dipendente. Se vuoi essere identificata come una professionista devi aprire la partita Iva, ciò non toglie che le tue prestazioni con ritenuta d’acconto siano svolte in modo professionale.
            La differenza è sottile, ma esiste ed è la legge che lo specifica. La professionalità nell’eseguire un lavoro gratuito o a pagamento che sia sta ad ognuno di noi.
            Io ho partita Iva ma potrei non essere professionale come dici tu, però l’identificazione di un professionista avviene tramite l’apertura di una partita Iva.
            Spero di essermi spiegata meglio.
            Comunque come ti dicevo nel commento precedente, sono d’accordo con te su tutto il resto e anche sul fatto che c’è molta gente con partita Iva che lavora con metodi che nulla hanno a vedere con la professionalità.

          4. Guarda, secondo la Treccani un professionista è anche “colui che svolge in maniera professionale una professione, qualunque essa sia” 😉

            Sul resto mi fa piacere leggere che in tanti siano d’accordo e per questo spero di leggerne sempre meno di polemiche e scontri.

  2. Bell’articolo di cuore, pancia, ma anche testa.
    Non entro nel merito, anche perchè sono d’accordo volevo solo dirti che questa è stata una bella lettura!
    Ciao!

  3. Cara
    Come dici tu il punto chiave é imparare a collaborare. O almeno a rispettare gli altri (tutti). Alla fine le critiche danneggiano la categoria. Tutta.
    Poi te lo dico da una che lavora come te fuori, che quando lavora non può nemmeno aprire i social, che ha un figlio piccolo e ama tutto questo (anche il suo lavoro).
    🙂
    Un abbraccio

    1. Hai detto bene, è tutta una questione di rispetto… e non capisco come non vedano che le critiche danneggiano tutti e non il singolo. Mah, speriamo che un giorno si apriranno gli occhi!
      Un abbraccio Francesca!

  4. Mi dispiace leggerti così Lucia 🙁 io sono una di quelle che ha la P.IVA, anche se l’ho aperta per tutt’altro, e già che ce l’ho la uso per dichiarare i profitti del blog. Però mi ricordo che un anno fa ero esattamente come te, stremata dal lavoro a ritagliarmi uno spazietto sempre più piccolo per le mie passioni, fino a che non ce l’ho fatta più, e mi sono presa il mio spazio con la forza. Ti auguro di riuscire a fare altrettanto, in barba a tante difficoltà! Un abbraccio!

    1. Grazie per il bellissimo augurio Pam!
      Ricambio l’abbraccio facendoti un grande in bocca al lupo :*

  5. Lucia, sono sincera. Io, lo ammetto, giudico molto a pelle, a sensazioni le persone che mi trovo ad incrociare.
    Spesso mi basta uno scambio di tweet, due parole veloci ed è fatta.
    Il discorso su come un blogger scrive o di cosa scrive, spesso passa in secondo piano, viene dopo.
    Tu sei una persona che, così a primo impatto veloce, mi è piaciuta molto. E leggendo questo articolo ora, ho capito il perchè. Ancora una volta il mio intuito ha avuto ragione. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda. La cura del proprio blog richiede molto tempo e tante rinunce, forse ancora di più a chi lo fa per passione e lo deve incastrare tra gli altri mille impegni. Sono nella tua stessa situazione, lavoro, casa, blog (dai almeno io non ho l’impegno dell’Aitb, ma con il progetto #AmazingBrescia sto correndo come una matta nell’ultimo periodo), e mi ha davvero fatto piacere leggere che anche tu ti trovi spesso a dover “combattere” contro insinuazioni fastidiose o persone non proprio alla mano e simpatiche.
    Sono felice comunque di sapere che ci sono anche persone come te nel mondo dei blog, ci tenevo davvero a dirtelo.

    1. Quanto ti capisco, sono proprio come te! Anche io vivo le sensazioni a pelle, è più forte di me!
      Il tuo commento mi ha fatto veramente tanto, tanto piacere!
      Dovremmo supportarci a vicenda in tutto, solo così possiamo essere una vera forza e vedere riconosciuto il nostro impegno!
      Ti mando un abbraccio forte!

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