Sono sempre stata d’accordo con quel famoso detto che afferma che i posti che conosciamo meno sono quelli più vicini. Giriamo il mondo alla scoperta di nuovi luoghi, senza accorgerci che quelli che più possono colpirci si trovano dietro l’angolo.
Si, questa forse è la migliore descrizione di ciò che è stato per me #romecountryside: un colpo.
Non un colpo in testa di quelli che ti fa perdere conoscenza, ma un colpo di quelli che colpiscono allo stomaco e ti fanno spalancare gli occhi e la bocca dallo stupore. Quei colpi che ti beccano all’improvviso e ti lasciano increduli.
Questo itinerario nella campagna romana di tre giorni mi ha fatto scoprire che Roma è circondata di bellezza, la bellezza rurale della campagna romana. Una bellezza dolce come i suoi prati verdi, pulita come il cielo azzurro che ci ha vegliato per tutto il tempo, saporita come le sue carni, profumata come i suoi vini, morbida come le curve delle sue colline, calda come la cordialità della sua gente.

Anche la nostra base non è stata da meno: abbiamo scoperto un b&b che ti fa sentire a casa, che la fantasia a colazione non ha limiti, che mi piace la panna cotta, che la creatività fa tutta la differenza. Del Gulp b&b vi parlerò più dettagliatamente, ma intanto tenetelo a mente.

itinerario nella campagna romana

Il nostro tour della campagna romana è iniziato da Genazzano, il famoso paese dell’infiorata e del Ninfeo di Bramante, nostra prima splendida tappa, tra i monumenti più belli del paese.
Camminando sotto gli archi e le colonne in tufo e travertino che segnano ciò che resta di questo giardino, calpestando il prato verde e col cielo come tetto, è facile immaginare la bellezza che aveva un tempo questo luogo desiderato dai Colonna. Si affacciava su un laghetto su tre livelli, il quale nasce grazie alla diga artificiale che chiudeva il fiume Fossato. Per un certo periodo si pensò che in realtà qui ci fossero delle terme, perchè la struttura, lo stile, l’utilizzo (con pozzo e vasche) sembravano molto simili a quelle delle Terme di Diocleziano… e forse questo doveva essere davvero un luogo in cui rilassarsi e ascoltare il rumore del fiume o dell’acqua delle vasche. Quando la famiglia Colonna entrò in crisi economica e politica, il Ninfeo fu abbandonato e da allora non è più stato ripreso, se non come stalla per gli animali per un breve periodo.
Un vero peccato che una bellezza come questa sia conservata solo dal tempo.

Itinerario nella campagna romana: il ninfeo

Da qui una piacevole passeggiata in salita tra le strade acciottolate e colorate del paese ci ha condotti al Castello Colonna di Genazzano, dove abbiamo trovato anche tante persone in costume intente a girare un film. Un salto indietro di qualche centinaio di anni!
Anche questo edificio è proprietà dei Colonna dal 1053, loro casa e fortezza difensiva. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu pesantemente danneggiato dalla RAF e nell’immediato dopo Guerra demolirono il vecchio ponte, per poi ricostruirlo. Nel 1979 il Castello venne acquistato dal Comune che lo ristrutturò e lo trasformò in ciò che è oggi: il Centro Internazionale d’Arte Contemporanea (CIAC), tra i musei di arte contemporanea più famosi al mondo.

Itinerario nella campagna romana: Castello Colonna

La visita in questo paese si può concludere con la dolcezza del barachia, il dolce tipico di Genazzano.
Lo abbiamo visto preparare dalle sapienti mani delle anziane signore che lo fanno da decenni: vederle lavorare e impastare quel dolce con la volontà e l’amore di chi lo ha fatto già troppe volte ma non si stanca mai, è stato un momento speciale che valeva tutta la giornata. E’ un dolce che si produce da oltre cento anni, la ricetta viene tramandata oralmente da madre in figlia da quando lo zucchero iniziò a consumarsi anche tra il popolo, di casa in casa.
Potevamo fermarci a guardare? No, ovviamente. Abbiamo anche assaggiato quella crostatina dalla valenza sacrale, perchè un tempo veniva preparato solo durante feste religiose importanti: si tratta di pasta frolla a forma di rosetta, ripiena di marmellata alle prugne (vi è venuta l’acquolina in bocca?)

Itinerario nella campagna romana: il barachia

Dal dolce alla storia e la natura: verso Gallicano nel Lazio e il Ponte Amato e lo speco del Ponte d’Acqua Marcia (non lasciatevi ingannare dal nome: viene da Quinto Marcio Re ed era il terzo acquedotto dell’Antica Roma) o Ponte della Bullica. E’ un’opera di ingegneria realizzata dai romani che si inventarono un sistema di tunnel e pozzi per poter raccogliere l’acqua dal fiume. Oggi è ancora in parte visitabile, ma per poterlo vedere bisogna inoltrarsi in sterrati stretti e, lasciata l’auto ad un punto, proseguire a piedi nel bosco. Ne vale la pena, anche solo per vedere la terra ombrata del bosco ricoperta dai ciclamini.

Il Ponte Amato invece è stato completamente restaurato e sorregge ancora oggi un tratto dell’antica Via Prenestina.
Il nome viene da Amato, Conte de Segni, che ne curò le riparazioni nel medioevo. E’ uno splendido esempio di ingegneria stradale romana, e fu costruito a sostegno del vicino acquedotto. Oggi è immerso in un parco verde dove si può passeggiare e rilassarsi, ammirando questa opera di tempi antichi.

Itinerario nella campagna romana: Ponte Amato

Ultima tappa, ma non meno importante, del weekend nella campagna romana è stato Palazzo Doria Pamphilj a Valmontone (esatto, non ci sono solo parchi giochi a Valmontone).
Sono state tante le cose che mi sono piaciute di questo posto: il fatto che sia visitabile gratuitamente tutti i giorni (e con le guide, a cui basta lasciare una giusta offerta) per primo.
Secondo, i suoi affreschi. Ci sono le stanze dei quattro elementi, quelle dei continenti (i quattro conosciuti all’epoca) e sono perfettamente mantenuti e curati, nonostante quelle mura abbiano alle spalle una storia lunga e controversa.
La terza cosa infatti è proprio la sua storia. Non è un palazzo qualsiasi, ma è stato il rifugio di tutte quelle persone che dopo i bombardamenti di Valmontone durante la Seconda Guerra Mondiale, persero la casa. E’ tutto raccontato dai giorni e dalle foto nella commovente mostra permanente delle sale del Palazzo.
Quelle pareti raccontano di camini rubati, di nipoti che tornano ogni giorno a vedere la foto della zia che viveva lì, di stanze occupate, di paura e freddo, di salvezza.

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Non voglio darvi più di un assaggio, perchè il bello è andare lì, vivere e toccare con mano questi luoghi meravigliosi che fanno bene agli occhi e all’anima.