La vita riserva sempre qualche sorpresa, piccola o grande che sia.
Quella di ritrovarmi un giorno un messaggio su Facebook in cui una compagna di classe delle elementari mi scriveva di apprezzare e amare il lavoro che facevo col blog, è stata una di quelle sorprese. Sorpresa piacevole per i complimenti ricevuti, ma sorpresa ancora più grande quando ha aggiunto di volermi raccontare la sua storia e ho scoperto che da qualche anno gira il mondo. Così, ha mollato un lavoro sicuro in Belgio per partire alla scoperta del mondo. Una scoperta che l’ha cambiata e che le ha insegnato tanto. Australia, Sud America… un Paese dopo l’altro, da sola.
Come si fa a non ammirare persone così, che rendono vive e palpabile l’istinto naturale dell’uomo del viaggiare da soli?
Lei ora sta scrivendo un libro sulla sua storia, su ciò che ha visto e conosciuto, sulla scoperta del mondo ma anche di se stessa in questo grande viaggio senza fine.
Ci racconterà qualcosa anche su questo blog – sono felicissima di ospitare i suoi racconti! – per questo voglio farla conoscere anche a voi, con una piccola intervista per scoprire chi è Donna e cosa ha fatto.

viaggiare da soli

Ciao Donna, perchè non ti presenti brevemente, giusto per iniziare?
Ciao Lucia! Innanzitutto grazie per questa intervista. E’ stato bello ritrovarti dopo così tanti anni. Purtroppo devo ammettere che questo genere di domande mi mettono sempre un po’ in crisi. Credo di essere sempre alla ricerca di me stessa, quindi mi risulta davvero difficile definirmi. Posso lasciarti una citazione che adoro?! E’ di Philippe Petit, il funambolo francese che attraversò le torri gemelle su di un filo. “Perchè la vita è solo una linea. Dopo la nascita si cammina su un filo, e quando si arriva, è la morte. Alcuni credono che la vita continui, altri no, ma in ogni caso ci sono un inizio e una fine e, se non si è consapevoli dei propri limiti, non si fa un bel lavoro. Per conoscere i propri limiti si deve pensare al proprio essere mortali, alla possibilità di commettere errori: questo è essere umili.” (Philippe Petit)

Perchè hai deciso di lasciare l’Italia?
Bella domanda. Ho lasciato l’Italia a 26 anni, quasi tre anni fa. Ho preso questa decisione quando ho capito che l’Italia mi stava troppo stretta. Le cose non erano andate come avrei voluto dopo l’Università, il Master e qualche lavoro. Mi sembrava di non andare da nessuna parte e di ricominciare sempre da capo. Dalle mie esperienze avevo capito che avrei dovuto sempre lottare e che questo mi avrebbe fatto perdere troppe energie preziose per l’età che avevo. Me ne sono andata con l’intento di non tornare tanto presto e con tanta voglia di scoprire quante altre miliardi di possibilità ci sono nel mondo. Non volevo accontentarmi di ciò che conoscevo già.


Ti sei mai pentita della scelta?
Pentita?! No, mai. E lo rifarai altre mille volte. Anzi sono convinta che quella è stata la prima e migliore decisione della mia vita. Però alcune volte ho pensato di tornare…l’Italia è un paese meraviglioso e la cucina resta per me la migliore al mondo! Ma l’Italia mi appare più bella quando la osservo da uno sguardo straniero.


Com’era la tua vita in Belgio?

In Belgio sono finita a vivere (non proprio per scelta) a Gent. Una piccola cittadina delle Fiandre. Molto carina e percorsa da tanti canali. Non ho mai avuto bisogno della macchina, mi muovevo in bicicletta e lo adoravo. Ho trovato un buon lavoro (di cui non avevo mai sentito parlare) alla Volvo Trucks, dopo un mese e mezzo dal mio arrivo. Ho vissuto in un grazioso monolocale in centro e mi sono fatta in pochi mesi dei nuovi amici provenienti da diverse parti del mondo. Gent è una città universitaria e quindi molto giovane e internazionale. Non sono mai riuscita a imparare davvero il fiammingo, ma potevo comunicare con tutti in inglese o francese, quindi non so bene come ma dopo un anno iniziavo a sentirmi a casa. Fino a quando non sono andata in Australia…


Cosa ti ha lasciato l’Australia?
Tanta confusione sulla vita che stavo conducendo in Belgio. Ho passato un momento critico e difficile quando sono tornata alla vita di prima. La vita in Belgio, paragonata all’Italia, è facile e sicura. Avevo trovato tutto quello che l’Italia non era riuscita a darmi, ma mi ero persa. Non stavo facendo un lavoro che mi piaceva anche se ben pagato; mentre in Australia ho ritrovato il mio spirito selvaggio, che non sono riuscita più a frenare.


Cosa ti ha dato la spinta definitiva per mollare tutto e partire, con solo un biglietto di andata?
Ho comprato il mio biglietto di sola andata per la Costa Rica due mesi dopo che ero tornata dall’Australia. Sentivo che qualcosa di me era morto in Belgio e volevo tornare a sentirmi viva. Ero molto più spaventata all’idea di rimanere che a quella di partire. Questa è stata la seconda migliore decisione della mia vita dopo quella di essere andata in Belgio.

Viaggiare da soli, Donna

Cosa ti manca di più di una vita “normale”?
Che intendi per vita normale??! No, perché già tra Roma e Gent c’è una differenza su come la gente vive. Normale nel senso di vivere in uno stesso posto? Nel senso di avere una casa e un lavoro fisso? Quanti ragazzi in Italia hanno un lavoro fisso? Vita normale nel senso di svegliarsi tutte le mattine con una sveglia per imbottigliarsi nel traffico o peggio negli imprevisti metropolitani?! Credo che in Italia non si possa avere una vita normale. Forse in Belgio potevo avere una vita normale. E a volte mi manca tornare a casa e sapere di trovare la mia vicina o sapere di poter chiamare un amico per uscire. Ma in ogni caso nulla resta sempre uguale.
(e qui le do ragione in effetti: cosa è normale?)


Qual è stato il Paese che più ti ha colpito in Centro America? Perchè?
Nicaragua. Bellissimo, selvaggio. Che fossi in un villaggio o in una città mi sembrava di stare in una fattoria all’aria aperta. La gente si muove ancora a cavallo o sugli asini. Le persone sono molto generose e aperte. E’ un paese economicamente molto povero ma molto istruito. Studiare è gratuito e ho parlato con persone davvero molto intelligenti. Non è un paese molto turistico e credo che questo abbia mantenuto la realtà locale non troppo inalterata.


Il più bel ricordo che hai di quel tuo primo lungo viaggio?
Domanda difficilissima! Ho troppi bei ricordi che non saprei quale mettere in cima alla lista. Ce n’è uno stupido e divertente che mi è appena tornato alla mente. Quando in Messico, dopo giorni selvaggi, per caso, sono finita in un resort. C’era nella camera dove stavo un bagno enorme con una vasca jacuzzi con idromassaggio. Mi sembrò incredibile quello che stavo vivendo. Non me l’aspettavo e non sapevo neanche come ero finita là a godermi quel bagno. Era folle e meraviglioso.


Ti sei mai sentita veramente in pericolo, viaggiando da sola?
Si e no. Ho avuto tanti momenti di paura. Sono atea ma in quei momenti ho pregato le forze dell’universo e ho avuto fiducia. E mi è andata sempre bene, per tutti e sei mesi. Può essere fortuna, ma anche no. E’ un po’ più facile viaggiare in compagnia ma viaggiando da soli impari molto di più a seguire il tuo istinto naturale. Quello sa dove condurti.


Nel libro che stai scrivendo, quanto ci sarà di te?
Tutto. E’ completamente autobiografico. Spero di essere andata a fondo abbastanza.


Prossima meta?
Australia.