“Penso che un sogno così non ritorni mai più. 
Mi dipingevo le mani e la faccia di blu,
poi d’improvviso venivo dal vento rapito,
e incominciavo a volare nel cielo infinito…”
Modugno

Epidemia di scabbia ed ebola, immigrati ammassati sull’isola, morti sulla spiaggia, cariche delle forze dell’ordine contro le Ong.
Facendo una piccola ricerca su internet e qualche chiacchiera tra amici, l’immagine che esce fuori di Lampedusa è questa: un’isola occupata da immigrati tenuta sotto assedio dai carabinieri, mentre gli abitanti muoiono di ebola in casa a causa di tutta questa gente che arriva dall’Africa.
Forte, eh?
Fortissimo, si… fa notizia. Una storia del genere attira migliaia di lettori, di chiacchiere, di visibilità, di soldi per il giornalista di turno che spara titoloni allarmanti. Un vizio italiano quello di essere attratti dalle disgrazie, a quanto pare. O forse un vizio degli esseri umani, con la differenza che in altri paesi (come Inghilterra e Germania) le notizie brutte tendono a nasconderle o minimizzarle.
Sbagliato in entrambi i casi, si, perchè si sta perdendo il vero senso dell’informazione: raccontare la realtà.
Allora ve la racconto io la verità che ho potuto vedere con i miei occhi, nel caso tutto italiano di Lampedusa.

Welcome to Lampedusa

Prima di ogni cosa mi sembra dovuta una precisazione: non siamo andati a Lampedusa con l’Ente del Turismo, nè con la regione Sicilia che, anzi, ci ha ignorati. Siamo stati lì grazie a Bluewago e grazie agli isolani (Giuseppe del Marina Diving, Giuseppe del B&B Vicolo del Porto, Renato de El mosaico del Sol, Giuseppe della Trattoria Azzurra, Fabio dell’Area Marina Protetta, i volontari del Centro di Primo Soccorso delle Tartarughe Marine, Giovanna e Giuseppe del Ristorante Cavalluccio Marino, Giuliana e i suoi braccialetti portafortuna dell’isola, Nino dell’Archivio Storico, Rossella e le altre ragazze del ristorante Le Mille e una Notte, i ragazzi del Camping La Roccia, quelli del bar Lo Sbarcatoio, quelli dei Mehari e il capitano del catamarano… e tutti quelli che sicuramente dimentico!) stanchi dell’immagine che i media vogliono per forza affibbiare alla loro splendida isola.
Di tutti loro vi parlerò nel modo che meritano in altri momenti.

Ora voglio parlarvi solo di Lampedusa.
Lampedusa, la Principessa delle Isole che ci ha accolti con l’abbraccio caldo del sole, il sorriso cordiale della sua gente, l’allegria viva dei suoi colori, il turchese del suo mare.

Porto di Lampedusa

Lampedusa che profuma di salsedine e pesce appena cucinato, Lampedusa che incanta con le sue spiagge bianche e le sue cale che abbracciano il mare. Quel mare che porta gioia e dolori, bello da impallidire, unica strada per persone disperate in fuga da un paese che non lascia né speranza né vita.

Ho visto tanti sorrisi sui volti della sua gente, mille colori nelle sue stradine e tutte le sfumature del blu nel suo mare.
Ho visto l’aeroporto più piccolo in cui sia mai stata e anche l’obelisco più piccolo che abbia mai visto, un faro affacciato sulle scogliere, natura incontaminata, le prime case in cui ha vissuto l’uomo, tramonti che spezzano il fiato.
Ho respirato la pace, la serenità di una vita semplice.
Ho mangiato i piatti di pesce più particolari che abbia mai provato in vita mia.

Non ho visto nessun morto, nessun malato di ebola, nessuna carica della polizia, nessuna zona blindata.
L’isola è lunga 11 chilometri. 20 chilometri quadrati di area. Difficile perdersi qualcosa in un spazio così.

In giro per Lampedusa

Lampedusa è questo.
Se ne sta ferma nel suo angolo di mare, il punto più a Sud d’Italia, mentre la sua impagabile bellezza naturale e umana viene sotterrata da illazioni che servono solo a fare scalpore, a rafforzare l’immagine di un’Italia allo sbando.
Nessun giornale vi dice che lei, per molti, è l’unico approdo sicuro verso la speranza di una vita migliore, o che sia almeno libera dal terrore, dal rumore degli spari, dai gemiti dei malati, dagli occhioni dei bambini affamati, dai volti stravolti di donne stuprate e picchiate, dalle preghiere di uomini costretti a tenere in mano un fucile.
Partono con il terrore di morire e la voglia di vivere. Quando vedono Lampedusa, per loro quel momento è il primo abbraccio di vita.

Non vi dicono nemmeno che da tutto questo l’isola tiene lontano la sua gente. La preserva, mostrando solo il suo lato migliore, lasciando tutte le altre questioni solo a chi ha voglia di conoscerle.
E’ un posto in cui ritrovare quell’umanità che un po’ tutti sembriamo aver perso.

Andate a Lampedusa per riscoprirvi umani, per dare una possibilità in più alla vostra coscienza, per vedere con i vostri occhi una bellezza unica al mondo che vi resterà incastrata nel cuore.
Andateci per chiedere scusa a quest’isola, ma soprattutto per dimostrare a voi stessi che l’unica verità è quella che si può toccare con mano, per capire una volta per tutte che non possiamo avere un’opinione basata sui racconti altrui creati con parole ad effetto ed immagini di repertorio.
Poi ognuno è libero di farsi l’idea che vuole. Ma solo dopo aver visto con i suoi occhi.
Andate a vedere con i vostri occhi la Spiaggia dei Conigli o Cala Guitgia, poi tornate a raccontare cosa vi è rimasto in testa.