Finalmente posso scrivere questo post a mente lucida.
Ci ho pensato parecchio, cercando di riflettere sul fatto se era giusto farlo o no.
Alla fine ha vinto il si, perchè i viaggi come sappiamo tutti sono fatti di cose belle, bellissime, ma anche di cose brutte, a volte. Come tutto nella vita, d’altronde.
L’esperienza insegna sempre, e anche questo può essere utile a chi legge.

Ho aspettato per scriverne perchè fino a ieri avevo ancora troppa rabbia dentro. Ce l’ho ancora, ma un po’ meno… quanto basta per non odiare tutti come facevo fino a ieri. Non mi vergogno a dirlo, perchè sono sicura che tutti avrebbero provato la stessa cosa al mio posto.
Ho aspettato, perchè non volevo assolutamente rischiare di screditare un posto come Cracovia che di cose belle da vedere ne ha tante, cose per le quali vale anche la pena affrontare il viaggio in pullman di 25 ore che ho fatto per arrivarci.

Cracovia grigia

Cercherò di essere breve, e arrivo subito al giorno del “crimine” (passatemi la parola, perchè per me lo è stato).
Una piccola e doverosa premessa: dormivamo in un ostello, l’Hostel Centrum in Ulica Gertrudy, in una camera privata all’ultimo piano, quindi in stanza eravamo soltanto io e la mia amica.

Le giornate quando sono no, si vede già dal primo mattino.
Usciamo verso le 8.30, dopo la solita colazione.
Aspettate, la colazione merita una parentesi. 
Veniva servit… no, scusate, esposta. Veniva esposta in una cantina.
Bisognava lavare i piatti da soli, ma questo ci sta in un ostello. Peccato che non ci fosse una sola tazza sana: tutte rotte, scheggiate, senza un pezzo. O stavi attento o ti tagliavi la lingua per bere il latte.
C’era solo caffè liofilizzato, il latte andava scaldato in forni a microonde su cui volavano mucchietti di capelli, e per mangiare c’era la scelta tra cereali (quelli normalissimi, classici, senza sapore) tenuti in scatole di plastica talmente vecchie da essere annerite, pane e marmellata, o dei dolcetti ricoperti di glassa. Pane e dolcetti erano esposti in cestini messi su un tavolo che venivano cambiati ogni tre giorni soltanto.

Colazione all'Hostel Centurm di Cracovia
Dicevo che le giornate  no si vedono dal primo mattino.
Usciamo per le 8.30 come ogni giorno: chiudiamo tutto, chiudo il Mac nella borsa che infilo in un armadietto che poi chiudo a chiave, come ogni giorno.
La direzione quella mattina era la stazione, con l’intenzione di andare a visitare il Parco Nazionale di Ojcow. 
Ci fermiamo dove suggeriva la guida Lonely Planet (che avevo comprato per l’occasione e che poi ho perso sul pullman), proviamo a chiedere informazioni ma nessuno parla inglese, solo una ragazza che arriva dopo un po’ e che ci dice che è la fermata giusta.
Aspettiamo mezz’ora, e ad un tratto un signore al quale avevamo chiesto informazioni ci dice qualcosa in polacco, facendo segno di andare verso la stazione dei treni di fronte. Tra gesti e disegni riusciamo a capire che quel giorno, il 15 di agosto, il pullman lì non passa e dobbiamo andare a prenderlo alla stazione dei bus di fronte.
Alla stazione dei bus chiediamo al Centro Informazioni Turistiche, ma non sanno dirci nulla. Proviamo direttamente in biglietteria, dove ci dicono che il 15 agosto non sarebbero partiti nè bus nè treni per Ojcow.
Ottimo. Erano già le 11 e qualsiasi altra destinazione richiedeva almeno 2 ore e 30 di viaggio. Alla fine, disperate, decidiamo di vedere tutto ciò che ancora ci mancava di Cracovia.
Questo ve lo racconterò poi.
Ora vi dico che per puro caso siamo rientrate in albergo alle 16 e non direttamente la sera tardi come gli altri giorni.
Il caso di un bottone dei pantaloni saltato e la necessità di cambiarsi.

Piazza del Mercato, Cracovia

Rientriamo in stanza e la prima cosa che faccio, come sempre, è aprire armadietto e borsa del pc.
Vuoti.
Completamente.
Sbianco. Non ci credo, non è possibile. Non c’è un segno di scasso, di forzatura, nulla. E tutto era di nuovo chiuso a chiave.
Cerco bene, magari l’ho messo altrove.
Mettiamo la camera a soqquadro ma niente, non salta fuori.
Sparito. E io mi sento gelare, oltre che prendere da una crisi di nervi.
Il mio mac! Quello che sognavo da anni, che ancora dovevo finire di pagare… ma soprattutto con dentro tutte le fotografie, i documenti del sito, tutto il mio lavoro da blogger e fotografa…
Pensavo a tutto e non pensavo a niente. Sentivo salire anche la rabbia verso i colpevoli, e anche verso di me mentre mi ripetevo che non avrei dovuto portarlo… ma chi viaggia per lavoro e ne ha necessità come fa?
Scendo alla reception, e la ragazza mi dice che non è possibile, che solo loro hanno la chiave e che c’è lei di turno dalla mattina alle 7. Mi suggerisce anche di non andare dalla polizia, che sarebbe inutile.
Il sospetto è lecito, non trovate?
Io ce l’ho avuto, e dalla polizia ci sono corsa. I poliziotti ci hanno ascoltato e dopo averci fatto compilare un foglio ci hanno accompagnate nella loro macchina e a sirene spiegate all’albergo. Hanno parlato con la ragazza, ma in polacco. Ragazza che nel frattempo faceva battutine e occhi dolci… lo ammetto, le avrei messo le mani al collo.

Per non annoiarvi, salto il racconto dell’esperienza con la polizia, per nulla positiva, tra urla, gente che pretende di parlare solo polacco e giornate intere passate dentro un commissariato per uscirne solo alle 15 del giorno dopo con in mano un pezzo di carta scritto in polacco. Senza spiegazioni su cosa ci fosse scritto.

Da questo ho imparato che in certe situazioni è sempre meglio rivolgersi e chiedere una mano al consolato. Se non altro parlano la tua lingua e capiscono quella degli altri… Perchè credetemi, quando si è così arrabbiati e delusi parlare una lingua che non è la tua è difficile. Se poi non parli nessuna lingua comprensibile dagli altri, è un vero casino. Magari voi ci avreste pensato, io non l’ho fatto, volevo solo riavere il mio mac.

Per la prima volta da quando viaggio, non vedevo l’ora di tornare a casa mia, dalla mia famiglia, di rivedere le facce dei miei amici e dimenticare gli ultimi due giorni passati.

Chi compie certe azioni come rubare un pc, spero non si renda conto effettivamente di quello che fa. Perchè non è solo un pezzo di ferro, loro non possono sapere quanto cuore ci ha messo chi lo ha preso. I sacrifici per comprarlo, ma anche solo tutto il lavoro che c’è dentro, le foto, i ricordi.
E’ una violenza bella e buona… e questo vale anche per le auto, i cellulari, tutto.
Io ho visto il mio lavoro da blogger finito, perchè un altro pc non posso comprarlo finchè pago quello, e dall’ufficio devo pensare ad un altro tipo di lavoro.
Per tutte queste cose, ci ho pianto.
Non riesco ad essere buona e pensare solo che c’è una giustizia nella vita. Riesco solo ad augurare a chi lo ha fatto di soffrire, sia per avermi tolto qualcosa in cui avevo riposto tantissime delle cose a cui tenevo, sia per i due giorni che mi ha fatto passare dopo questa storia.
Perdonatemi.

Denuncia Cracovia

I miei sospetti? Sono convinta, e nessuno me lo toglie dalla testa, che siano stati quelli dell’albergo. Nessun segno di scasso o di forzatura, tutto richiuso perfettamente a chiave. O c’era un mago delle serrature, o hanno aperto con le chiavi. Sapendo bene dove andare a vedere.
Fatalità l’ultimo giorno? Non si aspettavano rientrassimo presto, per me.
Chissà con quanti lo hanno già fatto!
Solo a pensarci mi sta risalendo la rabbia.