Prendere un treno in Italia, non è come prendere un treno in qualsiasi altro paese Europeo.
No, è una vera e propria impresa. Per farlo bisogna essere pazienti, coraggiosi, sapersi adattare, avere spirito di iniziativa e non lasciarsi sconvolgere dai cambiamenti, essere sempre pronti a tutto… dei veri e propri eroi insomma.
La cosa crea anche, in noi italiani, sconvolgenti e assurde sensazioni e reazioni quando poi il treno andiamo a prenderlo all’estero: “E’ arrivato puntuale… e adesso che faccio? Salgo? Non salgo? E se c’è il trucco?” “E’ tutto così pulito qua! Dove poggio le mie cose ora? Non voglio sporcare…”
Se all’estero su un treno vedete gente spaesata, con gli occhi sgranati e dall’aria insicura, metteteci la mano sul fuoco: sono italiani.
Le cose che vanno come dovrebbero, in noi creano spaesamento: siamo molto più abituati all’imprevisto, all’errore, è per questo che partiamo già nervosi e arrabbiati… e il fatto che le cose funzionino ci spiazza totalmente.

Trenitalia , trenosciopero

Ma torniamo a parlare dei treni in Italia. Vi chiederete, cosa potrà mai capitare di così brutto, o eccezionale?
Di eccezionale può capitare che arrivi puntuale un treno e tutto fili liscio. Se la cosa crea spaesamento all’estero, figuriamoci se succede in Italia: il panico. “Ommioddio! E’ un segno, i Maya avevano ragione! La fine si avvicina, funzionano i i treni!”
Per il resto, aspettatevi di tutto. E intendo di tutto davvero.
No, aspettate, sto esagerando, devo dire la verità. Ci sono treni e treni.
Sulle famose e costosissime Frecce, il massimo che può capitarvi è che vi troviate con lo stesso posto prenotato di un’altra persona (oltre ai soliti ritardi) e vi vadano ad infilare chissà dove… auguratevi perciò che, quando vi capiterà, starete viaggiando da soli.

Poi ci sono Regionali ed Intercity. Ah, qui viene il bello.
Quante ce ne sarebbero da raccontare! Libri interi… ma partiamo dalla cosa principale: i biglietti del regionale vengono venduti ad esaurimento… dell’inchiostro della macchinetta. Praticamente all’infinito. Che importa se sul treno ci sono cento posti, ma vogliono salirci 350 persone? Comprate i biglietti! Salite! Stipatevi come carro bestiame!
Neanche a dire poi che sono 350 persone sane di mente. No, di solito ci si ritrovano anche i soggetti peggiori.
Vi devo raccontare il mio ultimo viaggio, non ce la posso fare.

Trenitalia intercity

Tratta Roma – Napoli, un venerdì, ore 14.30.
Arrivo in stazione 40 minuti prima dell’inizio del viaggio… cavolo, 40 minuti prima ti pare che non trovo un posto? Talmente convinta che mi fermo anche a prendere un panino, pensando assurdamente di potermi permettere di mangiare.
Panino e bibita in busta, e corro al binario. Prima carrozza piena. Beh, penso, è normale, le prime si riempiono sempre. Proseguo, iniziando a notare, con terrore crescente, che più andavo avanti più le carrozze erano piene. Tanto piene. Troppo piene. Tanto da avere la gente ammassata tra una carrozza e l’altra. Arrivo all’ultima, anche questa piena, ma uno spiraglio di spazio c’era e riesco ad entrare. Ovviamente posto in piedi nell’area tra una carrozza e l’altra (non mi viene il termine tecnico, ammesso ce ne sia uno).
Devo essere stata sfigata, perchè caso ha voluto beccassi proprio la carrozza in cui è capitata ogni cosa possibile. Oppure nelle altre è successo di peggio, ma non voglio sapere.
Passano nemmeno dieci minuti, che un poliziotto in borghese seduto inizia a chiedere a tutti di chi è una borsa lasciata incustodita. Nessuna risposta, e un po’ di paura che inizia a serpeggiare negli sguardi della gente… Non siamo proprio nell’epoca in cui una borsa incustodita lasci tranquilli. Si inizia a dire di chiamare gli artificieri, di bloccare il treno… ficnhè un signore, tra il fatto e l’ubriaco, sale dichiarando che la borsa è sua e che non ha il biglietto ma deve prenderlo lo stesso il treno. Poliziotto e controllore cercando di cacciarlo, lui si arrabbia, quasi si arriva alle mani, alla fine riescono però a calmarsi e ubriaco e poliziotto scendono dal treno. Bene, si parte.

Campoleone, prima fermata. Eravamo in piedi e stipati l’uno addosso all’altro tanti eravamo, e qui nessuno scende ma un’altra ventina di persone pretende di salire. Il controllore prova a dire di aspettare il treno successivo… senza rendersi conto, forse, che di regionale ne passa uno ogni due ore. La gente protesta, vogliono salire, iniziano a spingere e gridare, una signora urla che se non la fanno salire non parte nessuno, e si mette in piedi sui binari davanti al treno. Alla fine il controllore è costretto a far aprire la loro carrozza, la parte che dovrebbe essere riservata solo agli addetti ai lavori. La gente così scorre, passa avanti, riescono ad entrare tutti. La signora però non si placa, e nel treno inizia a protestare contro il governo a voce sguaiata. Siamo sempre più ammassati, le finestre sono rotte e non c’è aria. Due donne straniere iniziano a lamentarsi degli zaini che avevano addosso (ma lo spazio non c’era, non è che li avevano addosso per divertimento), un ragazzo fa una battuta sul treno e tutti scoppiamo a ridere… ma evidentemente loro non capiscono, pensano che le stanno prendendo in giro e per fare un dispetto si siedono a terra, occupando tre posti invece di uno, e costringendo tutti a stringersi di più. Probabilmente avevo uno sulle spalle, o io ero sulle spalle di qualcun altro, perchè, credetemi, eravamo talmente tanti da non avere idea di come fosse possibile entrare nel poco spazio a disposizione.
Si riparte.

Come dicevo, finestre rotte, tanta gente a respirare, l’ossigeno inizia a mancare. Un signore anziano, ad un certo punto, stava per sentirsi male. Aveva con sè degli attrezzi da muratore, prende il martelletto e spacca il vetro, in un boato generale di gioia…. tranne da parte del controllore, che inizia a urlare e vorrebbe arrivare dal signore per buttarlo fuori, fargli la multa, fare a botte… non si sa. Iniziano ad offendersi, la gente difende chi ha spaccato il vetro, impedendo al controllore di avvicinarsi. Volano offese, parolacce, ma il viaggio della speranza (nel senso che ormai era una speranza quella di arrivare indenni a destinazione) continua, con solo venti minuti di ritardo.

Formia, metà viaggio. Tanta gente scende, molta sale, ma si inizia a poter stare in piedi senza trattenere il fiato. Se non altro, si riesce a chiacchierare, ridere e scherzare anche tra noi sconosciuti che condividiamo lo stesso destino in quelle poche ore. Può essere pericoloso anche parlare, però, se non si usa l’intelligenza. Ed ecco che parte da un signore una battuta sui napoletani… su un treno pieno di campani, non poteva che alzarsi una specie di sommossa e uno scambio caloroso di opinioni. Ormai, però, quello sembrava una passeggiata in confronto al resto… ed infatti, dopo, nonostante si continuasse a stare in piedi, il viaggio è proseguito fino alla fine tranquillamente.

Trenitalia  o trenitardo?

Questo è stato solo l’ultimo di tanti viaggi così. E ora io qualche domanda ce l’avrei.
Perchè non aumentano i regionali, almeno il venerdì, giorno in cui pendolari, studenti, universitari, tornano a casa?
Perchè sui regionali si vendono biglietti senza freni, costringendo la gente ad ammassarsi l’una sull’altra?
Ma soprattutto, cara Trenitalia, sembra normale che devo rischiare la vita per prendere un treno? Non solo mi dai un treno ogni due ore, non solo lo riempi fino allo stremo, ma lo date pure rotto (e non parliamo della situazione dei bagni)?
E’ davvero tutta una tattica per costringere la gente a prendere le Frecce e regalarvi tutti quei soldi, nonostante i disservizi che ci sono anche là? E se devo arrivare in un posto non servito dalle Frecce?
Domande che una risposta non la troveranno mai, se non giustificazioni assurde.
Ma tanto siamo abituati, no?