Pensandoci ora mi viene da ridere, ma sul momento le risate erano ben poche… No, in realtà no, ad un certo punto ci prese a ridere anche là. Parlo della disavventura all’Isola d’Elba, che ormai nei racconti ha solo, fortunatamente, il lato comico.

Residence La Calle - Mappa Elba

Tutto ha inizio da tre amiche che decidono di passare un weekend insieme, da sole, per la prima volta in anni di amicizia.
Qualche momento di riflessione e la meta viene scelta: l’Isola d’Elba, la meta ideale, pensiamo, per avere mare e relax. Riusciamo anche ad incastrare i vari impegni in modo da riuscire a trovare un weekend disponibile per tutte, e piene di entusiasmo prenotiamo  2 notti al Residence La Calle e il traghetto.
Le ultime parole famose subito dopo la prenotazione, ovviamente, vengono dette: “E’ fatta, mancano meno di due mesi, cosa volete che succeda?” Volete un consiglio spassionato? Non pronunciate MAI una frase del genere, è come assicurarsi che qualcosa succederà.

E infatti…
Si comincia dieci giorni prima della partenza. Una delle mie due amiche  doveva partecipare ad uno stage di una giornata, e le avevano assicurato si sarebbe svolto entro fine Giugno. Invece, dieci giorni prima della partenza, le scrivono che l’incontro si sarebbe svolto il 5 Luglio, il venerdì in cui saremmo dovute partire. Tentiamo ogni soluzione, ma nulla da fare, è costretta a partecipare proprio quel giorno e a raggiungerci il sabato mattina, facendo i biglietti del treno e rifacendo quelli del traghetto.
Arriva il venerdì, appuntamento con l’altra amica alle 14 sotto il mio ufficio. Si fanno le 13.30 e nasce un problema a lavoro, da dover risolvere assolutamente entro fine giornata. Lo comunico alla mia amica la quale, presa dallo sconforto, inizia a pensare di tornare indietro, a casa. Col senno di poi sarebbe stato meglio, ma sul momento abbiamo cercato di convincerla ad attendere. Si fanno le 15, il traghetto partiva alle 18.30 e dovevamo arrivare a Piombino in auto, il panico serpeggia. La mia amica sale sull’autobus, decisa a tornare a casa, ma proprio in quel momento io riesco ad uscire dall’ufficio e riesco a fermarla.
Bene, siamo in macchina, pronte a partire. Imposto la meta sul navigatore, il quale ci dice che per arrivare avremmo impiegato 4 ore e 35 minuti! Ci rassegniamo a perdere il traghetto, ma proviamo ad andare lo stesso nella speranza di prendere il successivo. Mentre andiamo, notiamo che il navigatore ci suggerisce di evitare l’autostrada in ogni modo, facendoci passare per strade di collina, campagna, paesini sperduti. Passa un’ora e un sospetto sale nella mia mente. Controllo il navigatore e il sospetto diventa certezza: era impostata l’opzione evita pedaggi e ZTL.
Sembrava come se ogni cosa stesse urlando “Non andate!” ma noi niente, caparbie come non mai ignoriamo i messaggi dell’universo.
Arriviamo a Piombino con un’ora di ritardo rispetto alla partenza del traghetto prenotato, e scopriamo che avremmo potuto prendere il traghetto successivo senza problemi. Chiamo il Residence prenotato, Residence La Calle, per avvertire che avremmo preso il traghetto delle 20.30 e saremmo arrivate tardi. La signora che risponde mi assicura che ci avrebbe aspettato, senza alcun problema. Tutto sembra andare bene, il traghetto parte, anche se con quasi venti minuti di ritardo, troviamo un bel posto a sedere, il viaggio è tranquillo e fila tutto liscio.

Residence La Calle, vista traghetto

Arrivate a Portoferraio, scopriamo che gli autobus sull’Isola passano solo fino alle 20 e noi dovevamo arrivare dall’altra parte dell’isola, a Fetovaia. Costrette a prendere un taxi, comunichiamo l’indirizzo al tassista e scopriamo che ci aspetta più di mezz’ora di macchina. Non abbiamo alternativa, quindi andiamo. Passano i chilometri e sale il tassametro, mentre noi ci scambiamo occhiate preoccupate. Dopo trenta km e 70 euro di taxi, arriviamo di fronte il Residence, dove vediamo tutto chiuso, le luci spente. Chiediamo all’autista se gentilmente può attendere, andiamo a bussare ma non riceviamo nessuna risposta. Sulla porta sono appesi dei numeri di telefono, ma noi, sfortuna che non poteva mancare in una giornata così, abbiamo i telefoni spenti, con la batteria completamente scarica. Chiediamo al gentile tassista di provare a chiamare, ma non riceve risposta. Squillano entrambi i numeri di telefono, un fisso e un mobile, ma nessuno risponde. In quel momento arriva una coppia, con lei palesemente incinta, e ci guardano con la nostra stessa espressione tra il perplesso e il disperato. Alla fine decidiamo che non c’è scelta: pur avendo già pagato la stanza, prenotata tramite booking.com con tariffa non rimborsabile, dobbiamo cercare un altro albergo dove passare la notte. Saliamo di nuovo sul taxi, che ci lascia nel primo albergo che trova, il più vicino:  l’Hotel Scirocco. Al ragazzo alla reception raccontiamo l’accaduto, e lui, mosso a compassione, ci fa anche uno sconto sulla camera. Così, oltre a quello già pagato, dobbiamo pagare altre 55 euro in più a testa per la stanza e 80 euro di taxi.
A questo punto però non vediamo l’ora di metterci a dormire e mettere fine a quella giornata. Il ragazzo della reception ci accompagna in camera, mostrandoci come infilare la tessera per accendere la corrente. Che ci crediate o no, trenta secondi dopo la corrente salta.
Qui iniziamo a ridere, per il nervoso, o per l’incredulità dell’avventura fantozziana. Nel ridere, mi piego in avanti e prendo in pieno uno spigolo coi denti… come ciliegina sulla torta, insomma. Ah, no, la ciliegina è che alla mia amica viene la febbre alta e passa la notte sveglia.
Disperate, decidiamo di ripartire il giorno successivo. Comunichiamo all’altra amica di non venire, e ci mettiamo a letto.

Si fa mattina, dopo una notte quasi insonne, Ci svegliamo prestissimo, ma scopriamo che gli autobus non passano prima delle 9 di mattina. Cerchiamo di prenderla con filosofia e facciamo le cose con calma. Riusciamo a tornare a Portoferraio, mentre telefono di nuovo al Residence, nera e arrabbiata come una iena. La signora al telefono, la stessa che il giorno prima ci aveva assicurato che ci avrebbe aspettato, pretendeva anche di avere ragione, riprendendoci perchè a causa nostra ha lavorato anche tre ore in più rispetto al suo orario. Siamo perfino andate dai carabinieri, per provare almeno a riavere i soldi, ma per telefono lei ha raccontato di aver aspettato fino a mezzanotte passata (e meno male che con noi c’erano il tassista e l’altra coppia), e i carabinieri ci hanno salutato dicendo di vedercela da sole… evviva la giustizia italiana!
Ho provato a riparlare con la signora del residence, la quale ha minacciato di denunciarmi per danni (?), ma alla fine mi ha dato il numero di telefono dei responsabili della struttura. Ho trovato una persona MOLTO più ragionevole, che alla fine ci ha dato ragione e, giorni dopo tramite bonifico bancario, mi ha fatto riavere i soldi dell’intero soggiorno.

Ora, va bene, abbiamo avuto di nuovo i soldi, ma:
1. Se lavori nel turismo, non hai orari. Se non lo sai e non sai cosa sia l’accoglienza, cambi mestiere.
2. Oltre noi, hanno lasciato fuori una donna incinta grossa, e il ragazzo ci ha assicurato che era tutto il giorno che provavano a chiamare per avvisare dell’orario di arrivo, ma nessuno gli ha mai risposto. E se loro i soldi per un altro albergo non li avessero avuti? Una ragazza in quelle condizioni avrebbe dovuto passare la notte per strada, a dormire in macchina.
3. Va bene, ripeto, mi hanno restituito i soldi, ma a noi la vacanza chi la restituisce? E gli 80 euro di taxi (avessimo saputo che non ci aspettava, non li avremmo spesi, o non saremmo proprio partite o avremmo trovato un posto dove stare al porto) e i 110 pagati in più per l’altro hotel?
4. Metteteci che si trova in una posizione scomodissima e lontana da tutto. E se il tassista non ci avesse aspettato, o lo avessimo mandato via? Ci saremmo ritrovate sole, di notte, in mezzo al nulla.

Sarò esagerata, ma trattamenti simili per me non dovrebbero esistere in generale, figuriamoci nel turismo.

Un viaggio non lo si può fare sempre. Quando capita, il ricordo dev’essere unico… e non in modo negativo.