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Si dice che Parigi o la si odia o la si ama. In realtà noi non apparteniamo a nessuna delle due categorie: semplicemente non ci piace. O forse non la sappiamo vedere dal giusto punto di vista… una delle cose che rimpiango, ad esempio, è che pur essendoci stata tre volte (ma in realtà una solo di passaggio, facendo la spola tra l’aeroporto e le stazioni dei treni), non l’ho mai vista di notte. E una città che viene chiamata la Ville Lumiere, come la si può capire se non la si vede di notte?
E forse l’antipatia per una città diventa reciproca. Nel senso che se uno parte un po’ già prevenuto (errore gravissimo), qualsiasi cosa succede, più o meno grave, viene ingigantita e vista sempre nel senso sbagliato… ed è come sentire che è la città stessa a non volerti.
Il nostro giro a Parigi (la seconda volta per me), iniziò non proprio nel migliore dei modi. Partimmo da Victoria Station, a Londra, con un pullman che ci avrebbe portato nella capitale parigina attraverso l’Eurotunnel, il famoso tunnel sotto la Manica. Sconsigliatissimo a chiunque soffra di claustrofobia o abbia con sè tanti bagagli!
Noi ne portavamo a decine, visto che ci stavamo ritrasferendo a Roma, e arrivati alla dogana (si, c’è una dogana. Ma non è Europa?) le hanno volute ispezionare tutte. Solo per scaricarle e caricarle di nuovo è stato un vero incubo… anche perchè il pullman era pieno, dovemmo stare in fila e ad ogni passo trascinarci dietro tutti i bagagli. Son passate più di due ore, alla fine. Non sapevamo però quello che ci aspettava ancora: l’ingresso all’Eurotunnel.
E’ un bunker, nè più nè meno. Risaliti nel pullman, ha dovuto fare qualche metro e una discesa per entrare nel famoso treno su cui si viaggia dentro al pullman. Un treno che trasporta altri veicoli…
Ci siamo ritrovati in questa sorta di corridoio con la luce giallo paglia: ogni auto, pullman, moto, hanno uno scompartimento diverso, tutti in fila, uno dietro l’altro, ognuno per conto proprio. Si entra nel proprio posto e un attimo prima partire si chiudono le saracinesche, avanti e indietro, e ognuno rimane chiuso nel proprio scomparto. Ora, se si è in auto o in moto, di spazio ce n’è pure… ma il nostro pullman entrava a malapena, c’era lo spazio di mezzo centimetro dal muro… Ci sentivamo dentro una scatola di tonno.
L’unica cosa che si riesce a vedere, oltre alle mura illuminate dalla luce giallo paglia, è un’insegna luminosa con la scritta, in inglese e in francese, “Rilassatevi, vi guidiamo noi.” Rilassatevi de che? Al pensiero che sto in un tunnel sotto il mare, sigillata dentro un container dove non c’è nemmeno spazio per camminare?
E si balla parecchio mentre si viaggia, come un aereo che attraversa una turbolenza. Facile dire “state tranquilli!”
Durata del viaggio? 45-50 minuti. Solo a ripensarci mi sento soffocare!
L’anno successivo ci ripassammo (proprio furbi noi, eh?), ma in senso contrario, da Parigi a Londra, e sul treno, l’Eurostar (non quello di Trenitalia). 350 sterline per due ore di viaggio e un treno che ai nostri Intercity non ha nulla da invidiare… ma almeno, quando passa sotto la Manica, è come passare in una semplice galleria. Un po’ lunga forse, ma solo una galleria.
Eurotunnel a Parigi - tour Eiffel