Itinerario a Roma: cosa non perdere a San Pietro

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Una canzone romana recita: “la Roma che conosco, du’ ore pe’ fa un metro, però mentre te blocca te fa vedè San Pietro”… significa che a Roma spesso ci si impiega molto tempo per fare pochi metri causa traffico, però mentre si è bloccati in auto si può godere di viste meravigliose.

Quella di San Pietro rimane per me una delle viste più belle al mondo, soprattutto quella che si ha da Via della Conciliazione, quindi da Lungotevere, una delle vie più lunghe, scenografiche e trafficate di Roma.
La Città del Vaticano (spesso chiamata più semplicemente San Pietro) è lo Stato più piccolo al mondo e racchiude i tesori più belli creati dall’uomo.
È una delle prime immagini che vengono in mente pensando a Roma, subito dopo quella del Colosseo, e uno dei primi posti che si va a visitare nella Capitale. Anche se è uno stato a sé, la Città Eterna e lo Stato Vaticano hanno, per ovvi motivi, un legame indissolubile, speciale, spesso contrastato, ma inevitabilmente appartengono l’una all’altra.

Itinerario nella Città del Vaticano

Una visita completa della Città del Vaticano porta via almeno un’intera giornata, escludendo la visita ai Musei Vaticani che da sola impegna quasi un intero giorno, se fatta per bene.
Su Vimeo ho trovato questo video che racconta in pochi minuti la Città dall’alba al tramonto, dove si capisce bene che qualunque ora è buona per visitarla: qualsiasi luce la rende affascinante e suggestiva a modo suo.

L’ingresso più emozionante alla Città del Vaticano è su Via della Conciliazione, la strada che collega ipoteticamente lo Stato della Santa Sede con la Capitale. La Via fu costruita a partire dal 1936, dopo che lo Stato Italiano si riappacificò con la Santa Sede grazie ai Patti Lateranensi del 1929, e collega Piazza San Pietro con Piazza Pio XII, dove si trova una linea di travertino che indica il confine dello Stato Vaticano. Lungo questa strada ci sono anche diversi negozi, per lo più di souvenir religiosi (che non sono affatto tutti uguali o pacchiani come si crede. Cercate quelli di Savelli Religious, ad esempio). Passo dopo passo la vista si allarga su Piazza San Pietro, “l’abbraccio più grande del mondo”, come lo definì Bernini, poiché la sua forma simula proprio un abbraccio, quello della Chiesa all’umanità.
Il colonnato del Bernini e l’obelisco – voluto da Nerone a Roma e fatto trasportare fin qui dall’Egitto su una nave carica di lenticchie – sono i punti più interessanti da ammirare, prima della famosa facciata della Basilica San Pietro.
Il colonnato va ammirato passeggiando tra le sue quattro file di colonne prima e dalla mattonella che ne segna il centro esatto poi: si trova vicino l’obelisco e posizionandocisi sopra, a causa di un effetto ottico le quattro file di colonne sembrano scomparire, diventando una sola.

Cosa non perdere a San Pietro

La Cupola
O “Er cuppolone”, come lo chiamiamo noi romani. Il simbolo di Roma insieme al Colosseo, uno sguardo a 360° sulla città, su ciò che rappresenta, sulla sua storia. Qualcosa da cui non si può prescindere quando si viene a visitare Roma.

Al suo progetto e alla sua costruzione (iniziata il 18 aprile 1506, quando venne posata la prima pietra) vi lavorarono architetti e artisti come Bramante, Raffaello Sanzio, Sangallo, Michelangelo Buonarroti e Bernini.  Il lavoro di tanti artisti ha prodotto un’opera monumentale, di una bellezza sublime.
Ha un diametro di 42 metri e porta l’altezza totale della Basilica a 130 metri. È talmete imponente che si sorregge su quattro maestose colonne, talmente grandi che in ognuna di esse potrebbe entrare la Chiesa di San Carlo alle Quattro Fontane (soprannominata San Carlino).
Ha una struttura a doppia calotta, una esterna dello spessore di un metro , rivestita di lastre di piombo per proteggere quella interna che ha funzione portante ed è spessa circa due metri.  Tra queste due calotte si snoda il percorso che permette di arrivare in cima salendo gli oltre 530 scalini. Una fatica che vale la pena fare! Io l’ho fatta quattro volte e non me ne sono mai pentita. La vista da lassù toglie il fiato (non solo per il fiatone con cui si arriva in cima). Il biglietto costa 8€ se si sceglie di prendere l’ascensore e saltare così un – breve – tratto di scale. Altrimenti 5€ e si fa tutto a piedi.
È tutta da ammirare, dentro e fuori.

La pietà di Michelangelo
Non si può perdere una delle opere artistiche più belle mai realizzate, massima espressione di chi realizzò centinaia di opere nella sua vita, compresa la Cupola, e unica opera firmata dall’artista (sul manto della Vergine si legge “Michelagelus Bonarotus Florent faciebat”).

La Pietà è stata realizzata, tutta completamente in marmo, tra il 1497 e il 1499 e fu commissionata a Michelangelo da Jean de Bilhères, ambasciatore di Carlo VIII e l’artista stesso partì per le cave di Carrara per scegliere personalmente il marmo migliore per realizzare l’opera, che fu compiuta in un anno.
La Pietà rappresenta il Cristo adagiato sulle gambe della Vergine Maria dopo la sua morte e quando venne commissionata era un’immagine rarissima in Italia. Ancor più raro vederla in marmo, poiché le poche esistenti erano realizzate in legno.
L’unica critica che venne fatta all’opera fu su una Maria troppo giovane, ma Michelangelo era attento più al simbolismo che al racconto di un evento, perciò la interpretò giovane come era quando partorì Gesù.

Il baldacchino
L’interno di San Pietro è gigantesco, tanto da apparire quasi vuoto al centro, tranne per il baldacchino, un’opera realizzata da Gian Lorenzo Bernini con l’assistenza del Borromini su commissione dei Barberini, come ingresso alla tomba di San Pietro.

Venne realizzata utilizzando gli antichi bronzi del Pantheon, scelta che ispirò la frase “Ciò che non fecero i Barbari lo fecero i Barberini”, per sottolineare che la famiglia pur di autocelebrarsi non si fermava di fronte a niente.
L’opera del baldacchino è composta da 4 colonne tortili alte 11 metri a cui si aggiungono capitelli e basamenti, su cui è rappresentato, all’interno dello stemma dei Barberini, un volto femminile nelle varie fasi del parto e, sull’ultimo stemma, il volto del bambino. Bernini voleva così simboleggiare la Chiesa come madre di tutte le altre chiese.

Le Guardie Svizzere
“Con coraggio e fedeltà”, come recita il loro motto, servono il papato dal 1506.  I primi furono un gruppo di mercenari elvetici che entrarono in vaticano il 22 gennaio 1506 per mettersi al servizio di Papa Giulio II, passato alla storia come il Papa Terribile. 

Nel 1929, quando nacque lo Stato Pontificio, la Guardia Svizzera ne divenne la milizia ufficiale. Il numero massimo venne fissato a 100, più sei ufficiali, nel 1914 da Papa Pio X e l’unica eccezione a questo numero ci fu momentaneamente durante la Seconda Guerra Mondiale, quando Papa Pio XII ne ampiò il numero a 300.
Si occupano della vigilianza e della protezione del Papa non solo nel Vaticano, ma anche durante le cerimonie ufficiali e durante i suoi viaggi.
Si occupa anche di controllare gli accessi al Vaticano e della protezione del collegio cardinalizio durante l’elezione del nuovo papa.
La divisa a strisce gialle rosse e blu è ispirata ai quadri di Raffaello, mentre i colori sono quelli della famiglia della Rovere, la famiglia di papa Giulio II. Quella tutta blu con solo colletto e polsini bianchi è delle reclute… così potete riconoscerli se le vedete!
Una curiosità: sapete che devono essere celibi e il matrimonio è ammesso solo per il grado da caporale in su?

I Giardini
Visitabili solo con visita guidata o bus elettrico (perciò serve obbligatoriamente la prenotazione) al costo di 32€, sono i luogo in cui i papi si riposano dal lontano 1279.
Vi si trovano piante, alberi e fiori provenienti da ogni parte del mondo, oltre a Casine e giochi d’acqua, tempietti, santuari e grotte dedicate alla Madonna, come quella dedicata alla Madonna della Guardia o la riproduzione della Grotta di Lourdes. 

Le Grotte
Sono chiamate grotte, ma in realtà si tratta di intercapedini tra la basilica attuale e quella fatta costruire dall’Imperatore Costantino. Qui si trovano le sepolture venerate di moltissimi pontefici o di personalità che si sono distinti per motivi morali e religiosi, ma soprattutto vi si trova la tomba di San Pietro, il punto da cui tutto ebbe inizio. 

Cosa non perdere a San Pietro: i Musei Vaticani

Questo luogo meraviglioso merita un discorso più ampio.
Qui sono racchiuse le opere d’arte più belle create dall’uomo e provenienti da ogni parte del mondo.

Un consiglio: i Musei Vaticani si possono visitare gratuitamente ogni ultima domenica del mese, ma preparatevi a fare ore ed ore di fila. Presentatevi il prima possibile, anche due ore prima dell’apertura (prevista per le 9). In questa occasione sono aperti solo fino alle 14 e l’ultimo ingresso è previsto per le ore 12.30. Fatta eccezione per l’ultima domenica del mese, tutte le domeniche i Musei sono chiusi.

La maggior parte dei turisti arriva qui solo per vedere la Cappella Sistina, considerata – a ragione – una delle meraviglie del mondo. Fu Goethe a dire “Senza aver visto la Cappella Sistina non è possibile formare un’idea apprezzabile di cosa un uomo solo sia in grado di ottenere”. Ed aveva ragione.
Le oltre 300 figure dipinte in tutta la Cappella, rappresentano scene della Genesi, la nascita e la caduta dell’uomo, il diluvio universale, gli antenati di Gesù e tanto altro ancora. Sapevate che prima di dedicarsi alla Cappella Sistina, Michelangelo non aveva mai dipinto affreschi? Gli ci vollero quattro anni per terminare l’opera.
È conosciuta anche per essere la sede del Conclave e sembra abbia le stesse dimensioni del Tempio di Salomone a Gerusalemme.

La Pinacoteca Vaticana è un altro dei posti imperdibili dei Musei, tenuto fuori da alcuni percorsi guidati. Eppure le sue 18 sale contengono una ricchissima raccolta di 460 quadri sistemati in ordine cronologico, dal Medioevo al 1800, dei pittori più famosi della storia, come Leonardo, Caravaggio, Giotto, Raffaello…

Il Museo Egizio fondato da Papa Gregorio XIV si dispone su 9 sale e raccoglie opere provenienti dall’Antico Egitto, dall’Assiria e dalla Mesopotamia. Tra le più belle da ammirare ci sono le mummie e le sculture della madre di Ramses II, chiamata la Tuia, e la testa del Faraone Mentuhotep, unificatore dell’Alto e Basso Egitto.

Il Museo Pio-Clementino è il complesso più grandi dei Musei Vaticani. Composto da 12 sale, ospita tra le più belle sculture romane e greche, tra cui anche la prima scultura a tutto tondo dell’arte greca, che rappresenta un atleta mentre si deterge il sudore (copia romana dell’autentica, creata da Lisippo). Ma si trova qui anche il famoso Gruppo di Laocoonte, la Sala delle Muse, l’Apollo del Belvedere,

Una tappa imperdibile per noi viaggiatori è la Sala delle Carte Geografiche, che prende il nome dalle cartine topografiche dipinte da Ignazio Danti, in cui l’Italia viene immaginata divisa in due dagli appenini. Ma ci sono anche, nelle sale successive, cartine d’Europa, del mondo e tanti splendidi mappamondo.

E poi, ancora, le Stanze di Raffaello, che non erano altro che gli appartamenti privati di Papa Giulio II da lui dipinti; il Padiglione delle Carrozze in cui sono esposte carrozze, portantine e automobili utilizzate dai Pontefici, infine la Scala Eleicodale, una spettacolare scala a chiocciola che conduce fuori dai Musei Vaticani: è a doppia spirale, quindi una rampa sale e una scende. Provate a guardare verso l’alto una volta scesi, vi lascerà a bocca aperta… come ogni altro centimetro di questi strabilianti musei!

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2 Commenti

  1. Michela dice

    Che bell’articolo Lucia, io ho potuto visitare solamente la Basilica, avendo a disposizione solamente una mezza giornata, ma spero di aver occasione di ritornare presto per visitare anche tutto il resto….

    1. Lucia Parpaglioni dice

      Quando passi di qui dimmelo, andiamo insieme *_*

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